TUTTO E’ INIZIATO 20 ANNI FA IN BURKINA FASO

Il villaggio.

DSC00611Ho incontrato il villaggio di Dollò, nel sud ovest del Burkina Faso, per caso, laddove il caso non esiste.

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In mezzo ai Djan, tribù appartenente alla grande Tribù dei Lobì. Sono diversi anni, oramai quasi 20, che frequento il villaggio di Dollò.
Dollò è un villaggio unico nel suo genere, con appena 500 abitanti, difatti,  abbiamo una densità di quasi 40 guaritori tradizionali.
Chi è un guaritore e che cosa fa ?
Il guaritore è una persona importante, ben considerata all’interno del sistema sociale del villaggio Djan. Di solito è diventato guaritore dopo che l’entità i geni come dicono loro,lo hanno scelto come tale.

Il guaritore può essere giovane o anziano. Una volta che una persona ha l’investitura di guaritore, fa questo tutta la vita, non si può esimere dalla propria funzione che è quella di curare gli altri.

Lo farà anche in maniera totalmente gratuita, poichè così come il potere della guarigione è un dono, dato a queste persone gratuitamente, lo dovrà condividere gratuitamente.
Si guarisce tutto. Si guarisce da malattie delle ossa, della pelle, si guarisce dai conflitti, si guarisce dalle proprie psicosi, si guariscono le problematiche di sfortuna economica, di sterilità maschile o femminile, di coppia ecc.

Il guaritore è uno sciamano, un counsellor, un intermediario, un mentore, un leader , un medico, uno psicoterapeuta, un farmacista, un consulente, un coach, un consigliere, uno psicologo, un agricoltore o cacciatore, un padre di famiglia.

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Tutto può essere guaribile, se la divinità vuole ed è permesso . La cura può essere molto variabile: estratti fitopratici, pulizie energetiche, digiuni particolari o diete particolari,  azioni e cerimonie rituali da compiere.

I guaritori

Per approfondire questo argomento vi rimando al video che trovate qui sotto.

Eccolo qui.

( Pensate che si sono riuniti due giorni per poter decidere se io ero all’altezza di comprendere quello che mi avrebbero detto ma soprattutto se la mia intenzione di divulgazione era pura e senza interesse né economico ne speculativo).

Il mio arrivo 

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Dal 1996 al 2001 andai al villaggio molto DSC00656spesso, lavorando immediatamente vicino, nella città di Bobo Dioulasso a tre ore di macchina. Lì, negli anni, ho avuto l’occasione di poter accompagnare diverse persone a vedere la bellezza di questo villaggio e tutta la potenza della sua cultura .

Ho avuto la fortuna di assistere a diverse cerimonie : investitura di nuovi guaritori,  interrogazione del cadavere , la cerimonia del raccolto, gli anniversari di morte, la nascita in un parto complesso, ecc.

La casa

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Dopo tanti anni di pratica, oramai addentro alle dinamiche della cultura djian, sono stato  “adottato”.

Mi è stata data una casa, tradizione in terra e legna, all’interno di una corte attuale abitazione dello “Chef Cotumier” cioè il responsabile delle cerimonie tradizionali. Di fatto lui è diventato mio padre spirituale e sua moglie la mia MaDSC00659mà adottiva.DSC00599

Una famiglia allargata con centinaia di nipotini che ogni anno visito e faccio fatica a tenerne il conto.

Ma cosa fanno i guaritori?

Sono esseri umani predisposti ad un contatto ravvicinato con quelli che si chiamano “SIR” in lingua djian, oppure geni, spiriti, angeli custodi, divinità tutelari ecc.

I geni discendono dall’alto a benedire con la loro saggezza chi, con un cuore bianco, cioè puro, può accoglierli.

I geni sono sempre tra di noi, quando non li si vede è perché non vogliono farsi vedere. i vecchi li vedono sempre e dicono che sono sempre in allerta. Quando camminiamo sono davanti a noi per aprirci la strada e allontanare i pericoli che possiamo incontrare.

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Chiedono solo il rispetto del loro nome, e dei loro rappresentanti in terra. Capita a volte, che per rendere più chiara la loro presenza sulla terra, si scelgono un uomo per incarnarsi al bisogno, e consigliare tramite la sua bocca la popolazione protetta.

Scelgono una persona ogni generazione, la guardano da lontano fin da quando è piccolo. Ne notano il carattere, esaminano l’animo, quando è tutto pronto si incarnano.DSC00628

Anche se non si incarnano, lasciano comunque i loro simboli a sorvegliare la pace e la salute del villaggio.

Chiedono il rispetto dei loro insegnamenti, donati nel corso delle generazioni ed estendono la loro protezione invisibile ma efficace.

Nella loro umiltà, i geni chiedono delle offerte in cambio della loro vicinanza. La carne dell’animale, ad eccezione di fegato, cuore, polmoni, e le interiora, è spartita senza discussione nella completa pace, tra tutti i sacrificanti che ne mangiano insieme come in una grande festa.

Nell’economia del sacrificio tutto torna, tutto si consuma e tutto si ordina senza sprechi: il sangue al feticcio, le parti molli ai geni, la carne agli abitanti, le ossa ai cani. La festa è per tutti“.

Mentre il vecchio apre il ventre dell’animale, mi racconta tutto questo.

L’immagine più vicina che ho di una cerimonia ritualle è quella di una mensa comunitaria, non è nient’altro che una forma più arcaica di eucaristia.

Se penso alle nostre tradizioni del sud Italia: la donazione di fiori, piante, di soldi, di pane, di noci, di collane d’oro, di oboli d’argento mi ricorda da lontano il sacrificio di miglio, mais, soldi, stoffe, oro, conchiglie, noci, animali.

Un giorno la sovrastruttura che attorniava questo gesto sacrificale così antico è uguale a tutti popoli, da sempre è diventata così grande, così potente e rumorosa, imponente e tutti noi abbiamo dimenticato il gesto antico.

Le nostre mani si sono rattrappite. Hanno cancellato nella memoria l’importanza del gesto. E tra generazione e generazione si è iniziato a scordare.” DSC00485

Il vecchio pare, come sempre, che senta i miei pensieri e mi dice ” Voi, uomini bianchi, siamo rimasti abbagliati dalla fiamma e abbiamo scordato che per nutrire il fuoco bisogna sacrificare la legna“.

 

 

Ho raccolto in questo video il loro sapere

 

 

 

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