PRATICARE DA UOMO BIANCO IN AFRICA

Spesso mi chiedono come ci si trova a praticare in Africa da uomo bianco.

Non so mai come rispondere, in Africa mi sento da una parte ospite dall’altra parte partecipe.

Tutta la memoria della tratta degli schiavi che ha visto l’incrocio di diverse popolazioni entrambi vittime e carnefici all’interno del commercio di uomini.

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La porta del non ritorno è un saldo ricordo di tutto questo.

Come bianco ne conservo tutta la memoria , anche solo a livello genetico, camminando per le spiaggie di Ouidah, tra i pescatori che tirano le retiDSC00877 a riva e i praticanti che vengo o al mare per offrire offerte a Mamì Watà la grande Dea che vive nelle acque dell’oceano.

D’altra parte nella coscienza ho anche la convinzione che tutto è uno. Che siamo tutti interconnessi e che l’illusione della separazione è una credenza che il pianeta sta superando pian piano.

Un volta un paio di anni fa sulla spiaggia di oiudah, ecco cosa mi è capitato.