Ọ̀ṢÙN, LA SEDUTTRICE

Quando l’acqua tocca il nostro viso, è la mano di Ọ̀ṣùn che ci accarezza.

Quando un bacio culla la nostra anima, è Ọ̀ṣùn che riempire il cuore di miele.                 Quando sentiamo in noi l’amore, sentiamo Ọ̀ṣùn.

Ọ̀ṣùn è presente nella maternità, nel fascino, nella vanità di voler essere la prima, la più bella.

Generare una vita dentro di sé, tenendo in grembo un nuovo Essere, è sperimentare il potere creatore di Ọ̀ṣùn.

L’amore le appartiene. Proprio come l’incanto, la delicatezza. Ọ̀ṣùn è Signora del gesto delicato, della parola morbida, delle astuzie della donna.

Ọ̀ṣùn è la seduzione che convince. E’ l’acqua che aggira delicatamente gli ostacoli, dando forma alla pietra senza che la pietra lo senti. E’ lo specchio d’acqua che riflette la bellezza.

Ma nonostante sia meraviglia e candore, Ọ̀ṣùn è il fiume profondo che trascina nella corrente. E’ cascata che incanta da lontano, ma che sorprende e sommerge il disattento.

Così, la delicatezza dell’acqua si trasforma in un arma. E la dolce Ọ̀ṣùn si mostra potente guerriera, che usa il suo fascino per vincere le guerre che le interessano.

Ọ̀ṣùn è bella, è dolce, è la Signora. Conosce gli incantesimi della donna. E ‘saggia. Ha in sé la forza e la resistenza delle Signore del ventre.

Oore yèyé, o!! (Oh Madre della bontà!) tienici nelle tue braccia di madre! Ofyderimán! (Molto dolce!) – Addolcisci la nostra vita!

Fonte: Serie “ORIXA – CASA DE OXUMARE”

Annunci

Pierre Verger: Osun

Osun in Africa

Oshun (Osun) è la divinità del fiume dello stesso nome che scorre in Nigeria nelle regioni “Ijèsà e Ijèbu”. Ella fu, dicono, la seconda moglie di Shango e sarebbe vissuta, prima di sposarlo, per qualche tempo con Ogun, Orunmila e Oshossi.
Le donne desiderose di avere bambini si rivolgono a lei, per via del rapporto che intercorre tra Oshun e “Ijami ajé” – mia madre la fattucchiera -, che controlla la fecondità delle donne. A questo proposito esiste una leggenda che dice: “ Quando tutti gli orishà arrivarono nel mondo, organizzarono delle riunioni in cui le donne non erano ammesse.
Oshun era contrariata di essere stata messa da parte e di vedersi esclusa da tutte le decisioni. Per vendicarsi rese sterili le donne e fece in modo che alcune delle attività intraprese dagli orishà non andassero a buon fine.
Questi ultimi, disperati, andarono da “Olòdumarè” per spiegargli come le cose sulla terra andassero molto male, malgrado tutte le disposizioni prese nelle loro assemblee. “Olodumarè” chiese se Oshun prendesse parte alle assemblee e gli orishà risposero di no. “Olòdumarè” spiegò loro che, senza la presenza di Oshun e del suo potere sulla fecondità, non sarebbe stato possibile avere un buon esito delle loro imprese. Tornati sulla terra, gli orishà invitarono Oshun a partecipare alle loro riunioni, cosa che essa finì per accettare, dopo però di essersi fatta pregare a lungo. Dopo poco le donne ricominciarono ad avere figli e tutti i programmi studiati dagli orishà andarono a buon fine”.
Gli oggetti propri dell’ “asé”, il potere di Oshun, sono dei ciottoli del fondo del fiume che porta il suo nome, dei gioielli di rame e un pettine fatto di squame. L’amore di Oshum per il rame, metallo prezioso nei tempi antichi nei paesi yorùbá, è celebrato nei tradizionali saluti a lei rivolti:
“ Donna elegante che porta gioielli di rame pesante. E’ una cliente dei mercanti di rame. Oshun lava i suoi gioielli prima di lavare i suoi figli.”
Le numerose, profonde anse, “ibù”, tra “Igèdé” dove il fiume Oshun ha la sua sorgente e “Leke” dove il fiume si getta nella laguna, sono i luoghi di residenza di questo orishà. Lì Oshun è adorata sotto diversi nomi, con caratteristiche distinte gli uni dagli altri. Eccone una lista approsimativa:
“Yéyé Odò”, vicino alla sorgente del fiume; “Osun Ijumù”, la regina di tutte le “Osun” che, come quella che segue, è in stretto rapporto con “Iyàmi ajé” la fattucchiera. “Osun Ayalà” o “Osun Iyanlà”, la Grande madre che fu moglie di Ogun; “Osun Osogbo” la cui fama è grande, poiché essa aiuta le donne ad avere dei figli; “Osun Apara”, la più giovane di tutte, dal carattere bellicoso; “Osun Abalu”, la più vecchia di tutte; “Osun Ajagira”, molto battagliera; “Yèyé Ipetu”; “Yèyé Iponda”, guerriera; “Yèyé Olòko”, che vive nella boscaglia; “Yèyé Morin o Iberin”, femminile ed elegante; “Yèyé Kare”, assai battagliera; “Yèyé Oke”,“ “; “Yèyé Onira”, guerriera; “Osun Pòpòlòkun”, che si venera presso la laguna e che, si dice in Brasile, non monta sulla testa della gente. Malgrado tutti questi nomi e caratteri differenti, si tratta sempre di una stessa Oshun.
“Osun Ayala”, detta anche “Osun Iyanla”, Oshun la Grande madre (la nonna), era una donna forte e battagliera che aiutava “Ogun Alaàgbede”, suo marito, nella sua fucina. Ogun forgiava e quando il ferro si raffreddava egli lo posava davanti al fuoco che Oshun attizzava facendo funzionare i mantici. Il rumore che producevano: “Kùtù kùtù kùtù…” era così ben ritmato che sembrava che Oshun suonasse della musica. Un “Egungun” che passava di li, non potè resistere e incominciò a danzare al ritmo dei mantici. I passanti meravigliati per dimostrare il loro apprezzamento, lo ricoprirono di denaro.
“Egungun” andò ad offrire onestamente la metà della somma ad Oshun, la nonna, la quale, da allora in poi fu salutata nel modo seguente: “ Suonatrice di musica con un mantice per far danzare “Egungun”. Proprietaria del mantice che fa un rumore di scroscio come di pioggia e la cui tosse suona come il barrito di un elefante.”
Secondo Epega, i re: “Awùjalé di Ijèbu-Erè in Ekiti e Ijèbu-Odo in Ijèbu”, entrambi salutano Orhun dicendo “Mia madre”. Esistono pure dei legami molto stretti tra Oshun e i re di “Osogbo”. L’annuale festa delle offerte a Oshun assume, in quel luogo, il carattere commemorativo dell’arrivo di Laro, fondatore della dinastia, sulle rive di quel fiume le cui acque scorrono perennemente.
Laro, dopo molte tribolazioni, trovando che quel luogo era favorevole per costruirvi una città, li si fermò con tutta la sua gente. Alcuni giorni dopo il suo arrivo, una delle sue figlie andò a bagnarsi nel fiume e sparì nell’acqua.
L’indomani ne uscì, superbamente vestita, dichiarando che era stata molto ben accolta dalla divinità del fiume. Laro andò a fare alla divinità delle offerte di cibo per dimostrare la sua riconoscenza. Molti pesci, messaggeri della dea, si affollarono a mangiare il cibo che era stato buttato in acqua, in segno di accettazione. Un pesce molto grande si avvicinò per mangiare al punto dove stava Laro e gli sputò addosso dell’acqua.
Laro raccolse di quell’acqua dentro una zucca e la bevve, in tal modo facendo un patto di alleanza con il fiume. In seguito Laro protese le mani e il pesce vi saltò su. Laro assunse il titolo di “Ataoja”, contrazione della frase yorùbá: “ A téwo gba eja”, – Egli tese le mani e ricevette il pesce -, e dichiarò: “Osun gbo”, – Osun è in stato di maturità -, le sue acque saranno sempre abbondanti, frase da cui sarebbe derivato l’appellativo di “Osogbo”.
Il giorno della festa annuale, “Atsoja” si avvia maestosamente verso la sponda del fiume, vestito con una corona monumentale fatta di piccole perle di vetro infilate. E’ ricoperto di pesanti indumenti di velluto e cammina con calma e gravità, circondato dalle sue mogli e dai suoi dignitari.
Una figlia di “Ataoja” porta nella processione annuale la zucca contenente gli oggetti sacri a Oshun: è l’ “Arugba Osun”. La ragazza rappresenta la giovane che disparve, un tempo, nel fiume; la sua persona è sacra, il re stesso si inchina davanti a lei. Dopo aver raggiunto l’età della pubertà, però, la ragazza non può più ricoprire quel ruolo. Grazie ad Oshun, la discendenza di “Ataoja” è sempre numerosa e non si da mai il caso che manchi una “Arugba Osun” disponibile.
“Ataoja” va a sedersi in uno spiazzo aperto per accogliervi la gente venuta ad assistere alla cerimonia. I re e i capi delle città tutt’intorno sono presenti oppure hanno inviato dei rappresentanti. Le delegazioni arrivano via via, accompagnate da suonatori di tamburi.
Si susseguono scambi di saluti, inchini e danze in segno di cortesia reciproca, il tutto in una generale animazione. Verso la metà del giorno, “Ataoja”, accompagnato dalla sua gente e dagli invitati, si avvicina al fiume e lancia del cibo in acqua nello stesso posto dove era stato fatto tempo addietro. I pesci se lo disputano sotto l’occhio attento delle sacerdotesse di Oshun.
“Ataoja” entra di seguito in un piccolo tempio vicino, si siede sulla pietra “okuta Laro”, dove il suo antenato si era riposato un tempo. Si fa la divinazione per sapere se Oshun è soddisfatta e se ha da esprimere delle sue volontà.
“Ataoja” torna allora verso la radura dove riceve i suoi invitati con una generosità degna della reputazione di Oshun.

Oshun nel Nuovo Mondo

In Brasile e a Cuba gli adepti di Oshun portano delle collane di perle di vetro di colore giallo oro e numerosi braccialetti di rame. Sabato è il giorno della settimana a lei consacrato e, come in Africa, ella è salutata con l’espressione: “Ore Yèyé o”, – (chiediamo) la benevolenza della madre!” E’ bene fare ad Oshun dei sacrifici di capre e di offrirle piatti di “mulukun” (una mescola di cipolle e fagioli della varietà chiamata “maniglioni”, di sale e di gamberetti) e dell’ “adun” (farina di mais mescolata a miele d’api e olio dolce).
La sua danza imita il comportamento di una donna maliziosa e vanitosa che va a bagnarsi nel fiume, adorna di collane e braccialetti che fa tintinnare agitando le braccia, si pavoneggia con grazia e si guarda con compiacimento in uno specchio.
Il ritmo che accompagna le sue danze porta il nome di “Ijesa”, che è quello di una regione della Nigeria dove scorre il fiume Oshun.
In Brasile è paragonata a la Nostra Signora della Candelaria a Bahia e Nostra Signora dei Piaceri (?) a Recife, mentre a Cuba è assimilata a Nostra Signora della Carità, la cui chiesa è a “Cobre” (in spagnolo = rame).

Archetipo

L’archetipo di Oshun è quello delle donne graziose ed eleganti, con la passione per i gioielli, i profumi e gli abiti costosi. Esse sono il simbolo della bellezza e del fascino femminile, voluttuose e sensuali, ma più riservate di “Oya”.
Si sforzano di non urtare mai l’opinione pubblica a cui tengono molto. Sotto la loro apparenza graziosa e seducente, nascondono una volontà molto forte e un gran desiderio di considerazione sociale.

Fonte: orixaspierreverger.pdf

Oshum

é a filha predileta de YEMONJA e ÒÒSÀÀLÀ .
Ela representa as riquezas e tem suas cores relacionadas ao metal mais precioso da antiguidade que era o cobre.
Sua cor preferida é o amarelo .
Mantém profundos laços de amizade com ORUNMILÀ .
Quando ela foi esposa de ÒRÚNMÌLÀ recebeu o título de YIÀ PETYBY , a zeladora dos cauris . Foi nessa ocasião que ela passou a ter ligações com ÈSÙ e um ODÙ chamado OSETURÀ , para obter as respostas perfeitas do jogo de adivinhações , passando então a ser perseguida por ÈSÙ , o que aqui na terra reflete nos seus filhos .
As filhas de ÒSUN só jogam os búzios em número de oito , o MERE DYLOGUN , pois os outros oito búzios restantes , que completam o DYLOGUN , o jogo dos dezeseis búzios foram roubados por ÈSÙ .
Isto nos revela a perseguição que é movida às filhas de ÒSUN por ÈSÙ , pois elas mantém a outra metade do segredo do DYLOGUN .

ÒSUN matém um grande laço de amizade com o Òrìsà ÒSÓNYÍN , pois para o equilíbrio da mistura das ervas para a feitura do AMACÌ , há necessidade das águas de ÒSUN .
Deusa das cachoeiras e das águas doces .

Sua saudação: RORA YÈYÉ Ó FÍ DÉ RÍ OMON, quer dizer: Mãe cuidadosa, aquela que usa coroa e olha seus filhos.

QUALIDADES – YE YE ODO É a mãe das nascentes . É muito parecida com YEMONJA . Veste branco e azul , come com ÒÒSÀÀLÀ e YEMONJA .
– YGEMUN É a senhora da fecundidade e do feitiço , é velha e vira bruxa na beira do rio. Veste azul e rosa claro , come com ÒÒSÀÀLÀ e OMOLÚ . Não come bicho femea , exceto a pata .
– AYILA ou YALA É a avó das ÒSUN , muito poderosa e guerreira . Foi esposa de ÒGÚN . Veste o amarelo ouro e o azul claro , come com ÒGÚN , mora nas matas e tem caminhos com OBALÚWÀIYÉ .
– OGBO É relacionada ao parto e ao nascimento do feto . É a orígem de ÒSUN . Seu culto é realizado nas nascentes dos rios . Veste o amarelo ouro e azul claro , come com ÒÒSÀÀLÀ e YEMONJA .
– OPARÀ É jovem e guerreira , companheira de ÒGÚN e SÀNGÓ . Veste rosa claro ou amarelo ouro , tem caminhos muitos fortes com OSOGUIAN . É companheira inseparável de ONÌRA , comem juntas no bambuzal ou no rio , quando juntas são perigosas . Tem fundamento com ÉGÚN .
– ABALU É velha , bem idosa , tem numerosos filhos e netos é severa e autoritária . Usa o azul claro e é a verdadeira dona do leque . Come com YEMONJA no rio e na lagoa . Suas contas são azul cristal . Come tartaruga , cabrito castrado e pata .
– AJAGUIRA ou AJAGURA Muito guerreira , relacionada a ÒGÚN , é terrível rival de OYA , muito agressiva e orgulhosa . veste amarelo ouro e rosa claro . Come com ÒGÚN e SÀNGÓ . Come coelha .
– PONDÀ ou YPONDÀ É guerreira , casada com ÒSÓÒSÌ e mãe de LOGUNEDE , vive no mato com seu marido , é desconfiada , astuta , observadora e intuitiva . Veste amarelo ouro e na barra da saia azul claro . Relacionada ao fogo e aos cemitérios , pois apesar de não ter nenhum vínculo com OYA , tem ligação com o culto a ÉGÚN . A pata é uma de suas grandes ÈÈWÒ (KIZILA) . O seu bicho de fundamento é a tartaruga , que aprecia a carne e os ovos . Come com ÒSÓÒSÍ , YEMONJA e seu filho LOGUN .
– YIABOTO ou BOTO É a ÒSUN das nascentes dos rios e dos encontros das águas doces e salgadas , muito bonita e vaidosa . Tem fundamento com YEMONJA e SÀNGÓ . É cultuada a beira das lagoas . Veste o amarelo e , geralmente , seus filhos são ABIKÙ . Tem fundamento com NÀNÁ devido a lagoa . Ela é consagrada a rainha da cumeeira .
– OKE ou OLOKO Vive no interior das matas e é associada as YIAMIN , muito guerreira e caçadora , é casada com ÒSÓÒSÌ . Veste amarelo ouro , usa arco e flecha , traz uma espada e um leque . Come com ÒSÓÒSI e YEWÀ sòmente caça .
– KARÉ Muito bonita , guerreira , autoritária e agressiva . Veste saia branca com forro amarelo claro . Tem fundamentos com ÒSÓÒSÌ . Acompanha YEMONJA e ÒÒSÀÀLÀ . Come na lagoa e no encontro das águas salgadas . Devido ser muito guerreira , numa luta feriu-se na perna esquerda , é manca da perna esquerda e come bichos femeas .

SUAS FOLHAS – Oriri, quioco, oxibata, relógio do campo, capueiraba branca, milame, bem-me-quer, brilhantina, amor do campo, baronesa , colonia, bredo sem espinho, alfavaquinha, beldroega, capeba, malva branca, mal-me-que, canela de macaco, parietária, mutamba , oripepe .