NÀNÁ, LA MATRIARCA

 

Madre austera che conosce le sorprese della vita e i misteri della morte. Matriarca che non si illude, non teme il dolore, perché già ha vissuto per vincerlo. E’ la donna saggia che guarda le cose con la distanza degli anni. Sa l’inizio, conosce il finale.

Nàná governa i pantani di acqua salata e di acqua ferma. È’ la Signora del fango che dà origine alla vita e da forma alla morte.

Vecchia Signora, Nàná è uccello notturno che vola sulle cime degli alberi, imponendo rispetto ovunque vada, ovunque si posi.

Lei è la saggezza dolente di chi ha vissuto molto. E’ la certezza, di chi conosce la forza del tempo.

Dell’acqua fa il suo elemento. Dell’ ìbírí, il suo strumento. Utero, culla della vita. L’inizio della giornata, che la madre paziente, prepara per quelli che verranno. Alla fine del destino, lì c’è lei, Nàná, per nuovamente supportare, accogliere, preparare ad una nuova tappa.

Esiste da prima del ferro. Di lei non si fanno utensili. Nàná ha il suo proprio modo, ha le sue particolarità.

In Okuni, in Dassa Zumé, da migliaia di anni, inizia il suo culto. Ma la forza della matriarca prende altre terre. Prende forza con gli Yoruba. Prende figli, in Brasile.

In modo che la vita permanga, la Grande Madre deve sempre essere salutata:“Sàlúgbá!” (Vieni in nostro aiuto!) Nàná, la poderosa Madre Ancestrale!

Pierre Verger: Nàna Buruku

Nana Buruku in Africa

Nanan Buruku (Nàna Buruku o Nàna Bukùu o ancora Nàna Brukung) è una divinità molto anziana. L’area di ripartizione del suo culto è molto vasta e sembra estendersi da est, al di la del Niger, per lo meno fino al paese “Tapa” e, all’ovest, al di la del Volta nella regione dei “Guang”, a nord ovest degli Ashanti.
Tuttavia, se a est il culto di “Nàna Buruku” si confonde con quello di Obaluayé, neppure all’ovest è completamente distinto poiché il suo nome si pronuncia “Brukung o Nàna Brukung”. Sembra che, dietro informazioni raccolte a “Oyò, Abeokutà, Ketù, Ifanjin, Sakète” e Porto Novo, il luogo della sua provenienza da quelle parti sia “Sabè” (Savè), che è pure un luogo di propagazione del culto più che un luogo d’origine.
A Savè e nelle regioni più ad ovest non si è verificata tale confusione.
A Savè abbiamo riscontrato il culto di Nanan Buruku, ma anche quello di molte altre “Nàna”, chiamate “Nèné” in quel luogo, di cui una sarebbe di origine Bariba.
Questo ci ricorda che l’antica dinastia, discendente da un figlio di Odudua, che aveva fondato Savè in tempi antichi, abbandonò in seguito il trono in favore di un’altra dinastia venuta dal paese Bariba e se ne ritornò a “Ipetumodu” vicino a “Ifè”. Bisogna anche dire che il termine “Nàna” è un nome di rispetto nei paesi Ashanti verso le persone anziane e rispettabili e che quello stesso termine vuole dire madre in lingua fon e presso gli “ewe e guang” dell’attuale Ghana.
Le ricerche fatte al riguardo di Nanan Buruku o Brukung a Dassa Zumé, Abomey, Dumé, Tcheti, Bobe, Lugba, Bantè, Djagbala, Kpessi, Atakpamé, danno tutte Siadé o Shiari nella regione Adélé nel Ghana attuale, come luogo di pellegrinaggio o di origine.
E’ difficile sapere, allo stato attuale delle ricerche, quali sono i legami che esistono tra tutte le divinità il cui nome è preceduto da “Nànà o Néné”.
Le si chiamano “Inie” e sembrano tutte ricoprire il ruolo di un dio o una dea Suprema. In tutti quei templi c’è un sedile sacro in forma di trono ashanti; un sedile ricoperto di rosso e riservato alla sacerdotessa di “Inie” che soltanto lei può toccare. Tutti gli iniziati addetti al tempio hanno delle lunghe canne dipinte completamente di rosso e, intorno alla cima, delle cordicelle intrecciate che sostengono una perla piatta di colore verde.
Il punto più estremo dove abbiamo potuto fare delle ricerche verso ovest è a Atakpamé nel Togo, dove c’è un tempio importante di “Nana Buruku o Brukung”.
La vivono gli “anà”, originari di “Ifé”, che avrebbero abbandonato prima dell’arrivo di Odudua. Non si sa se abbiano soggiornato nella regione di Adélé prima di stabilirsi a Atakpamè, accennando un movimento di ritorno verso est, oppure se gli “anà” avessero avuto delle discussioni tra di loro, al loro arrivo a Atakpamè.
Un vecchio cacciatore li avrebbe abbandonati e sarebbe andato a rifugiarsi a “Odum” (Odomì) vicino a Shiari, sede della divinità “Brukung”.
“Lei è la – dicono ad Atakpamé – qui ci sono solo delle rappresentazioni”.
Sia ad Atakpamé come a Kpessi, Tchetti, Dassa Zumè, Savè, Abomey e, probabilmente Abeokutà, le genti consacrate a “Nanà Buruku” vanno a fare dei pellegrinaggi a Shari dell’ Adélé. Abbiavo avuto notizie particolari circa questi pellegrinaggi ad Atakpamè che: “hanno luogo ogni tre anni e bisogna farne tre successivamente, dopo di ciò si è consacrati a Brukung.
Un mese prima della partenza, i pellegrini si riuniscono, lontani dalle loro famiglie e devono astenersi da avere relazioni sessuali. Durante questo periodo devono sottostare a diverse prove per dimostrare di essere degni di partecipare al viaggio verso l’ Adélé.
Il pellegrinaggio è guidato dal “Olibrukung”, il sacerdote di “Brukung”. Le famiglie accompagnano i viaggiatori fino al villaggio di “Olibiso”, vicino ad Atakpamè, dove li salutano. In quello stesso posto ritorneranno ad aspettarli al loro ritorno dopo tre mesi. I pellegrini sono muniti di lunghi bastoni di circa due metri, e, se uno dei pellegrini muore durante il cammino, l’”Olibrukung” riporta, al suo ritorno dal pellegrinaggio, il bastone del defunto alla sua famiglia, senza dire una parola.
La sua morte è considerata come un castigo inflitto dalla divinità e non si può fare nessuna cerimonia per il riposo della sua anima. Ogni pellegrino, al suo ritorno, dovrà essere accompagnato da un figlio che si dedicherà alle attività che gli sono interdette fino alla fine della sua iniziazione che durerà sei anni e tre mesi, cioè, tra la partenza del primo pellegrinaggio e il ritorno dal terzo.
Solo alcune famiglie hanno il diritto di partecipare al culto, gli “Koko Gberi, gli Koko Sale, i Lema, i Lama, i Modji” che vivono ad Atakpamé, Tchetti, Kpessi e Savalu”.
Su Shiari o Shiadé, a meno che non si tratti di Siaré o Siadé, abbiamo delle informazioni datate 1896, epoca in cui il Luogotenente Conte Zeck, a capo della postazione di Kete-Kratchi e futuro Governatore del Togo tedesco, diresse un “commando” contro gli abitanti di Shiari e fece sapere in un suo rapporto che: “Siadé (o Siaré) era un tempo la capitale del paese Atjiuti e la sede del feticcio – Buruku -, ben noto per la sua potenza. Per questa ragione il paese si chiama anche Tschi, “Buruku oboose”, cioè: paese di “Buruku”.
Per avere un’idea della probabile nascita di questo feticcio, è significativo notare che i re del Dagomba, dell’Ashanti, del Gonya, di Tshautcho cercavano, in particolare al momento di fare una guerra, di conquistarsi i favori del feticcio per mezzo di offerte e ambasciate. Lo stesso re del paese adoratore del feticcio opponeva al governo tedesco una resistenza passiva…. Dovetti marciare contro il capo di Siadé. Questi se ne stava al sicuro nella sua residenza che era, da ogni parte, circondata da montagne difficili da superare.
Un solo cammino era praticabile per il passaggio di una considerevole truppa, passava da Odomi, dove egli (il re) poteva essere avvisato in tempo se si stava preparando un’azione contro di lui. Giungemmo il 4 di Ottobre 1896 a impadronirci del capo con un raid. Alla partenza da Bismarckburg scelsi un altro itinerario che non era utilizzato dai mercanti di cauciù, estratto dalle foreste della regione, passando per Digpelleu, Tshoye, Aibahomi e una montagna estremamente ripida. Giungemmo così a Siadé senza che il capo fosse stato avvisato. Egli stava seduto , vestito di pelle di leopardo, su di una sedia davanti alla sua casa.
Fu catturato e legato saldamente. Nella sua casa si trovarono due feticci fatti con una barra di ferro accuminata, coperta da un pomello a forma di pera di materiale sconosciuto gettate in terra l momento dei sacrifici e delle feste ecc.
Diversi altri oggetti e un bastone di legno comune alla cui estremità superiore erano stati lasciati dei rametti, questo era sormontato da un pomolo a forma di pera, come nelle figure dei feticci, ma coperto di sangue e piume di gallo, che erano, verosimilmente, delle tracce di un sacrificio”.
Da uno scritto sull’ Adjati in data 1934, redatto da J.C.Guiness, ricaviamo qualche riga sulle origini di “Brukung” che, anche se con qualche dubbio, hanno il pregio di essere state raccolte nella regione dell’ Adélé, da un informatore della vicina regione di Kotokoli. C’è una curiosa indicazione che dice che: “alla frontiera del paese Hausa e del paese Zaberima (Djerma) c’è un fiume chiamato “Kwara” (Niger) che ha dato il suo nome ad una città situata sulle sue rive. In una grotta in fondo a questo fiume, viveva un grande feticcio chiamato “Brukung” e con lui vivevano la moglie e i suoi figli e un uomo chiamato Langa servitore di “Brukung”.
Essi vivevano tutti insieme nella grotta. Nella città di “Kwara” viveva un uomo di nome “Kondo”, un uomo buono, conosciuto in giro come “Kondo Kwara”.
Egli aveva l’abitudine di posare ogni giorno delle offerte di galli e “pito” (una bevanda) e alcune volte un montone, sulla riva del fiume dove Langa andava a prenderle e le portava nella grotta sott’acqua. Ma un giorno, un gruppo di pescatori Hausa arrivò dalla Nigeria per pescare dei pesci nel fiume “Kwara”.
Essi rubarono le offerte e “Kondo” fu così contrariato che se ne andò a “Gbafolo” nel paese Kotokoli e si installò con la sua famiglia a Dikpileau, a sei o sette miglia da li. “Brukung”, da parte sua, andò a vivere in una grotta nella foresta presso Dikpileau. “Kondo” lo venne a sapere e ricominciò a deporre delle offerte. Anche Langa riapparve portando dei sedili che aveva fatto nella grotta di “Kwara”. Poco dopo “Kondo” incontrò “Brukung”. Un’invasione Ashanti li costrinse purtroppo a rifugiarsi, poco dopo, a Shiarì”.
E’ interessante constatare come una leggenda ascoltata nell’estremo ovest dell’area di ripartizione del culto di “Nàna Buruku” facesse riferimento a quella situata all’estremo est di quella stessa area, alludendo a “Kwara” che è il nome utilizzato dagli Hausa e dai Fulani per indicare il Niger e che attualmente da il nome allo stato della Nigeria dove vivono i “Tàpa”.
Sarà che queste leggende si riferiscono ad una trasposizione di antichi fatti storici e alle migrazioni est-ovest? Ne abbiamo già accennato nel capitolo precedente dove ricordavamo la migrazione “Ga” che si trasferì dal Benin verso Accra, seguita dopo da un riflusso verso est a causa delle guerre degli Ashanti. Daryll Ford a questo proposito scrisse che: “ la regione tra Ouème e Mono fu occupata da un reflusso di Yorùbá stabilitisi presso Mono, specialmente intorno a Kpessi.
La fondazione di Kpessi sembra essere stata molto antica, quando i villaggi a nord di Savalu, fondati dagli emigranti che ritornavano verso ovest, datano solamente dalla fine del XVIII secolo, dopo la fine della pressione esercitata dagli Ashanti.” In tutta la regione degli “Itcha” di Dassa Zoumé e andando verso ovest, risalendo verso la sorgente che sarebbe Shiari, si trova nei templi di “Nàna Buruku-Brukung”, lo stesso oggetto enigmatico descritto dal Luogotenente Conte Zeck, quel pomello a forma di pera, fatto di un materiale non identificato e il cui simbolismo ci sfugge. Ricordiamoci che in quelle regioni dell’ovest, quel culto è completamente diverso da quello di “Sapata-Samponnà-Obaluayé-Omolu”, mentre verso est, in nessun tempio si trova quello strano pomello in forma di pera e che il culto di “Nàna Buruku” è spesso confuso con quello di “SanponnaObaluayé”.
Si è dunque portati a pensare che potrebbe trattarsi di due divinità i cui nomi si assomigliano, ma le cui funzioni si differenziano sensibilmente. Una di esse sarebbe rimasta indipendente all’ovest mentre l’altra sarebbe stata incorporata nel culto locale

Nanan Buruku nel Nuovo Mondo

Nanan Buruku arriva nel Nuovo Mondo, tanto in Brasile che a Cuba, per essere la madre di Omolu Obaluayé. E’ sincretizzata con “Sant’Anna” in Brasile e con la “Vergine del Carmine” o “Santa Teresa” a Cuba.
Le collane di perle di vetro portate dai suoi fedeli sono biamche, striate di azzurro. Il lunedì è il giorno della settimana a lei consacrato, congiuntamente con il suo figlio Omolu. I suoi adepti danzano con la dignità che si addice alle donne anziane e rispettabili. I movimenti evocano una marcia lenta e penosa appoggiata a degli immaginari bastoni che i danzatori, piegati in avanti, trascinano davanti a se. Ogni tanto si mettono in cerchio, faccia a faccia, per formare un cerchio, poggiano un pugno sull’altro come se stessero stringendo un bastone, esattamente come fanno gli africani che abbiamo osservato a Tchetti.
Quando Nanan Buruku si manifesta su uno dei suoi iniziati, è salutata al grido di: “Saluba !”. Le si sacrificano (senza usare coltelli) capre. faraone della Guine e le si fanno offerte di piatti di gombo preparati senz’olio, ma ben insaporiti.
Nana è considerata la più vecchia delle divinità dell’acqua, non delle onde turbolente del mare, regno di Yemanjà, o delle acque correnti dei fiumi, dominio di Oshun ma delle acque calme dei laghi e quelle stagnanti delle paludi, quelle che ricordano le acque primordiali che Odudua o Oraniyan (secondo la tradizione di “Ifè o di Oyo”) trovarono allorchè crearono la terra sulla loro superficie.

Archetipo

Nanan Buruku è l’archetipo delle persone che agiscono con calma, benevolenza, dignità e gentilezza. Esse sono lente nel compiere il loro lavoro, avendo sempre l’aria di avere a loro disposizione l’eternità per raggiungere i loro scopi.
Amano i bambini e li allevano forse con un po’ troppa dolcezza e mansuetudine, poiché tendono a comportarsi con l’indulgenza propria dei nonni.
Si comportano con sicurezza e maestà. Le loro reazioni ben equilibrate e la pertinenza delle loro decisioni le mantengono sempre sulla strada della saggezza e della giustizia.

Fonte: orixaspierreverger.pdf