Pierre Verger: Oya

Oya in Africa

Oya è la divinità dei venti, delle tempeste e del fiume Niger, che, in yorùbá si chiama “odò Oya”, il fiume Oya. Essa fu la prima moglie di Shango e aveva un temperamento ardente ed impetuoso. Una leggenda racconta che Shango la mandò in missione nel paese dei Bariba, per andargli a prendere una pozione speciale che, una volta inghiottita, gli avrebbe permesso di sputare fuoco e fiamme dalla bocca e dal naso.
Oya, eludendo le istruzioni di Shango, provò lei stessa tale pozione e divenne, anche lei capce di sputare fuoco, con gran disappunto di Shango che voleva tenere tale terrificante capacità solo per se stesso. Tuttavia Oya fu la sola moglie di Shango che, alla fine del suo regno, lo seguì nella sua fuga verso il paese Tapà. Quando Shango andò sottoterra a “Koso”, ella fece lo stesso a “Irà”.
Prima di diventare la moglie di Shango, Oya aveva vissuto con Ogun.
Abbiamo visto nei precedenti capitoli come l’apparenza del dio del ferro e dei forgiatori non le fece lo stesso effetto dell’eleganza, della prestanza e dello splendore di quello del tuono; pertanto lei se ne andò con Shango.
Ogun, contrariato, volle andare a battersi contro il suo rivale, ma quest’ultimo era già andato a trovare “Olòdumarè”, il Dio Supremo, per confessargli di avere offeso Ogun. “Olòdumarè” intervenne presso l’amante tradito e lo pregò di perdonare chi gli aveva fatto quell’affronto spiegandogli: “ Tu Ogun, essendo più anziano di lui, se tu vuoi conservare la tua dignità in quanto anziano, davanti a lui e a tutti gli altri orishà, non ti devi irritare, ne devi batterti con Shango, devi lasciargli Oya, senza recriminare.”
Ma Ogun non accolse questo richiamo ai sentimenti di indulgenza che ci si aspetta da un anziano, non si rassegnò così passivamente e si mise all’inseguimento dei fuggitivi. Cosicchè, come abbiamo già visto, si affrontò con la moglie infedele a colpi di bacchetta magica dividendola in nove parti.
Questo numero nove, attribuito a Oya, è all’origine del suo nome Yansan.
Si ritrova questo nome a Porto Novo nell’ ex Dahomey, dove la si venera nel tempio di “Avesan” nel quartiere Akron (Lokoro degli yorùbá) e a quello di “Abesan” più a nord a Baningbé. Questo nome avrebbe origine dall’espressione “aborimesan”, che significa: – con nove teste -, che farebbe allusione ai nove bracci del delta del Niger, supposto che siano nove.
Un’altra spiegazione a proposito del nome Yansan, ci viene dalla leggenda della creazione dell’indumento (perizoma) di “Egùngùn” fatto da Oya; indumento indossato dai morti della famiglia quando ritornano, in certe circostanze, a salutare i loro discendenti. Oya è il solo orishà capace di tenere testa e dominare gli “Egùngùn”: “Un tempo, Oya si lamentava di non avere figli.
Questa triste circostanza era dovuta al fatto che lei ignorava quali erano i cibi a lei proibiti. Lei mangiava carne di montone e di ariete, ma era quella di capra raccomandabile per lei. Un “babalàwo” da lei consultato, le rivelò il suo errore e le raccomandò di fare delle offerte, tra cui doveva figurare della stoffa rossa con cui confezionare gli abiti di “Egùngùn”.
Compiuto questo dovere, Oya diventò madre di nove figlioli, che in yorùbá suona come: “Iyà omo mesan”, origine del nome Yansan.” Quanto all’origine del nome Oya, è spiegata da un gioco di parole contenuto in una leggenda che tratta di una città chiamata “Ipo” minacciata da un’invasione di guerrieri “Tàpa”.
Per ottenere protezione, era stata fatta un’offerta di indumenti appartenenti al re di “Ipo”. Questi indumenti erano di una tale bellezza che le galline del luogo si misero a starnazzare per lo spavento. Ragione per cui, dichiara solennemente la leggenda, le galline, ancora oggigiorno, incominciano a chiocciare appena vedono qualcosa di strano.
Questi prezioni indumenti furono strappati, “ya”, in due pezzi per servire da cuscinetti di supporto alle zucche contenenti le offerte. Un’acqua, misteriosamente sgorgò e si sparse, “ya”, per inondare i dintorni della città e annegare gli aggressori “Tàpa”.
Gli abitanti di “Ipo” cercarono di escogitare un nome da dare a quella provvidenziale acqua che era diventata un fiume, “ya”, in modo così improvviso, non appena gli indumenti erano stati strappati in due pezzi e lo chiamarono quindi “odò Oya”, il fiume dello strappo.
C’é una leggenda conosciuta sia in Africa che in Brasile che indica come il rituale del culto di Oya sia collegato alle corna di buffalo: “Un cacciatore era andato in spedizione nella foresta, si era messo alla posta e aveva visto venirgli incontro un buffalo. Egli si apprestava ad ucciderlo quando l’animale, arrestatosi, fece cadere la propria pelle. Una donna bellissima apparve agli occhi del cacciatore.
Era Oya. Ella nascose la sua pelle dentro un termitaio e se ne andò al mercato della città vicina. Il cacciatore si appropriò della spoglia, la nascose in fondo ad un solaio presso la sua casa e se ne andò, a sua volta, al mercato.
Li giunto, si mise a corteggiare la donna-buffalo, arrivando persino a chiederle se lo voleva sposare. Oya da principio rifiutò ma, visto che la sua pelle era sparita, accettò l’offerta. Oya raccomandò al cacciatore di non rivelare a nessuno che lei era un animale e così le cose andarono bene per qualche anno.
Oya mise al mondo nove bambini , il che provocò la gelosia delle altre mogli del cacciatore. Queste riuscirono a scoprire il segreto dell’origine della nuova moglie e, quando il marito era assente, si misero a cantare: – “Màa je màa mu, awò rè nbe nìnu àka” , il che voleva dire – Tu puoi bere e mangiare (e farti bella), ma la pelle è nel solaio (non sei che un animale). –
Oya comprese l’allusione, trovò la sua pelle, se ne rivestì e, avendo riacquistato la forma di un buffalo, uccise le altre mogli gelose. Poi donò le corna ai suoi figli dicendo: – in caso di necessità, sfregatele le une contro le altre e io arriverò subito ad aiutarvi a togliervi d’impaccio. – E’ per questa ragione che delle corna di buffalo sono sempre piazzate nel sito consacrato a Oya”.
Ho avuto l’occasione di ascoltare questa leggenda a Bahia da “Pai Cosme”, un vecchio padre di santo, oggi deceduto. Egli pronunciava in modo perfettamente corretto la frase suddetta in yorùbá. Gli “orìki” indirizzati a Oya alludono a diverse caratteristiche di questa divinità: “ Oya, moglie coraggiosa che al risveglio afferra una spada.
Oya, moglie di Shango.
Oya, il cui marito è rosso.
Oya, muore coraggiosamente insieme a suo marito.
Oya, abbellisce i suoi piedi con polvere rossa. Vento di morte.
Oya, il remolino che sparpaglia dappertutto le foglie degli alberi.
Oya, la sola che può afferrare le corna di un buffalo.”

Oya nel Nuovo Mondo

Le persone devote di Yansan, appellativo con il quale Oya è più conosciuta in Brasile, indossano delle collane di perle di vetro di colore granata.
Mercoledì è il giorno della settimana a lei consacrato, insieme a Shango.
I suoi simboli sono, come in Africa, delle corna di buffalo e un “cimeterre??” (paletta?), posati sul suo “peji”. Riceve sacrifici di capre e offerte di alimenti. Le sono graditi tortini di fagioli chiamati “acaraje” in Brasile e “àkàra” in Africa, ma detesta le zucche. Le è proibita la carne di montone.
Quando si manifesta in un “candomblé” su una delle sue iniziate, porta in capo una corona le cui frange di perle le nascondono il volto, come le frange riservate ai re yorùbá. Porta un “cimeterre” (?), chiamato anche “alfange”, in una mano e uno scaccia mosche fatto di coda di cavallo, dall’altra.
Le sue danze sono da guerriera e, se Ogun è presente, lei non manca mai di ingaggiare un duello con lui, in ricordo, senza dubbio, delle loro antiche divergenze. Essa evoca pure, con i suoi movimenti rapidi e sinuosi, le tempeste e i venti scatenati. I suoi fedeli la salutano dicendo, come in Africa: “Eepa heyi Oya!” “Hurrà per Oya! “ La sua corrispondente cristiana è Santa Barbara in Brasile e la “Vergine della Candelaria” a Cuba. Alcune Yansan, chiamate “Yansan de igbalè”, collegate al culto dei morti, gli “Egùngùn”, quando danzano, sembrano allontanare le anime erranti con le loro braccia tenute a distanza davanti a se.

Archetipi

L’archetipo di Oya-Yansan è quello delle donne audaci, forti e autoritarie.
Esse possono essere fedeli e assolutamente leali in certe circostanze, ma, in altri momenti, se sono contrariate nei loro progetti o imprese, sono capaci di lasciarsi andare a manifestazioni di estrema collera.
Può capitare che il loro temperamento sensuale e voluttuoso le spinga verso molteplici e frequenti avventure amorose extra coniugali, senza riserve ne pudore, il che non impedisce loro di essere gelose di coloro che esse stesse abbondantemente tradiscono.

Fonte: orixaspierreverger.pdf

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.