Pierre Verger: Yemoja

Yemoja in Africa

Yémanja (Yemoja) il cui nome deriva da “Yéyé omo eja”, “la Madre i cui figli sono pesci”, è l’ orishà degli “Egba”, una nazione yorùbá stabilitasi in tempi lontani tra “Ifà” e Ibadan, dove esiste ancora il fiume “Yemoja”.
Le guerre tra le nazioni yorùbá costrinsero gli “Egba” ad emigrare, all’inizio del XIX secolo, verso ovest e stabilirsi a “Abeocuta”. Naturalmente non poterono portare con se il fiume, ma solo gli oggetti sacri, necessari per l’ “asè” della divinità e il fiume “Ogun”, che scorre in quei luoghi, diventò la loro nuova dimora.
Quel fiume “Ogun” non deve essere confuso con “Ogun”, il dio del ferro e dei fabbri, contrariamente a quanto è stato scritto da diversi autori nei due secoli passati (XIX e XX). Noi non ci rifaremo alle ipotesi scabrose e stravaganti di R. P. Baudin, riaffermate, con entusiasmo, dal Luogotenente colonnello Ellis e altri autori, ma ci limiteremo a farne un riassunto. Il tempio principale di Yémanja è a “Ibara”, un quartiere di “Abeocuta”. I fedeli di questa divinità vanno, tutti gli anni, a cercare l’acqua sacra per lavare gli “ase”, elementi della sua potenza, non alle sorgenti del fiume “Ogun”, ma a quelle di un suo affluente: il fiume “Lakasa”. Quell’acqua, raccolta in anfore, è trasportata in processione, accompagnata da delle portatrici di sculture in legno, “erè” e da dei suonatori di tamburi. Al ritorno il corteo va a salutare i notabili del luogo cominciando da “Olùbàra”, il re di “Ibàrà”.
“Yemoja” sarebbe la figlia do “Olòokun”, dea (a Ife) o dio (in Bénin) del mare.
Una leggenda la fa sposata una prima volta con “Orunmila”, dio della divinazione, poi con “Olòfin” il re di “Ifè”. Generò dieci figli dediti a diverse attività.
I loro enigmatici nomi sembrano essere quelli di “Orisà”: due di loro sono facilmente identificabili: “Osùmarè-ègo béjirin fonnà diwò” e “Arirà gàgàgà tì ì béjirin tùmo eji”; i cui nomi significano: “L’Arcobaleno che appare con la pioggia e tiene il fuoco nei suoi pugni” e “ Il tuono che rimbomba quando piove e rivela i suoi segreti”. Essi rappresentano rispettivamente “Oshumarè e Shango”.
Abbandonato il suo soggiorno a “Ifè”, Yemanja se ne andò più tardi verso ovest. Olokun in altri tempi le aveva dato, a scopo protettivo, una bottiglia contenente una preparazione speciale, poiché “non si può mai sapere che cosa può succedere domani”, con la raccomandazione di romperla gettandola per terra solo in caso di estremo pericolo. Yémanja andò dunque a stabilirsi nella “ sera della terra” (l’ovest). “Olòfin-Odudua”, il re di “Ifé”, lanciò le sue armate all’inseguimento di Yémanja, scatenando, in tal modo, una guerra.
Yémanja, assediata, piuttosto che lasciarsi prendere per essere riportata a “Ifé”, ruppe la bottiglia datale dalla madre, si formò così un fiume che la trasportò fino all’oceano, luogo di residenza di “Olokun”.
A Yémanja si danno diversi nomi, relativi, come per Oshun, ai luoghi profondi, “ibu”, del fiume. Le statue la rappresentano come una matrona dai seni voluminosi, segno di feconda, prosperità materna. Questa particolarità di avere dei seni di una misura un po’ più che maestosa, esattamente uno solo di essi, secondo certe leggende, fu all’origine dei gravi dissapori sorti con suo marito, che lei aveva onestamente messo in guardia, prima che si sposassero, che non avrebbe tollerato la minima allusione spiacevole o ironica su questa sua peculiarità.
Tutto sembrava procedere bene e la coppia viveva in armonia ma, una sera in cui il marito aveva bevuto del vino di palma in eccesso e non controllava più bene le sue reazioni, si mise a fare delle allusioni al suo ampio seno.
Piena di collera Yémanja battè il piede per terra e si trasformò in fiume, per ritornarsene presso la madre “Olokun”, come dalla storia precedente.
Gli omaggi rivolti a Yémanja sono molto interessanti, visto che si riferiscono alle sue caratteristiche fisiche e morali debitamente elencate:
“Regina delle acque che viene dalla casa di “Olokun”. Lei indossa al mercato un vestito coperto di perle. Lei aspetta, fieramente seduta, davanti al re. Regina che vive nella profondità delle acque. Yémanja scontenta distrugge i ponti.
E’ proprietaria di un fucile di cuoio. La nostra madre dalle mammelle che piangono.

Yemanja nel Nuovo Mondo

Yémanja è una divinità molto popolare in Brasile e a Cuba.
Il suo “asè”, il suo potere, consiste di ciottoli di mare e conchiglie incastonate in una zuppiera di porcellana blù.
Il sabato è il giorno della settimana che le è consacrato, insieme ad altre divinità femminili. I suoi adepti indossano delle collane di perle di vetro trasparente e si vestono preferibilmente di azzurro chiaro.
A lei si fanno offerte di caproni, anatre e piatti preparati a base di mais bianco, olio, sale e cipolle. Quando lei danza, porta un ventaglio di metallo bianco e i suoi adepti imitano i movimenti delle onde dondolandosi in avanti e in dietro e fanno il curioso movimento di portarsi le mani sulla fronte e poi dietro la testa, di cui non ho potuto comprendere il simbolismo.
Yémanja è salutata dicendo: “Odo Iyà !!”, “Madre del fiume!!”.
A Bahia si dice che ci sono sette Yémanja:
“Yemowo”, che in Africa, è la moglie di Oshala; “Yamase”, la madre di Shango; “Yewa”, che è un fiume il cui corso, in Africa, è parallelo a quello del fiume “Ogùn”, ma che, in certe leggende, è confuso spesso con Yémanja; “Olòosa”, la laguna Africana dove sfociano diversi fiumi; “Yemoja Ogunte”, sposata con “Ogun Alaàgbede” ; “Yemoja Saba”, claudicante, sta sempre a filare cotone; “Yémoja Sesu”, molto volitiva e rispettabile.
Lydia Cabrera attribuisce pure lei sette nomi a “Yemaya” (Yemoja) a Cuba, specificando bene però che vi è una sola “Yemaya”, una sola a cui si arriva per sette cammini e che sono nomi che si riferiscono ai luoghi dove la si incontra.
“Da Olokun nascono: “Yemaya Awoyò”, la più grande e la più vecchia di tutte. E’ lei che indossa i vestiti più ricchi e che si orna di sette gonne per fare la guerra e difendere i suoi figli. Vive lontano nel mare e si ferma nella laguna. Mangia montone. Quando esce a camminare indossa i gioielli di Olokun e si fa una corona con “Oshumaré”, l’arcobaleno.
“Yemaya Ogunte” che è azzurro pallido e vive tra gli scogli in riva al mare. La guardiana di “Olokun”. Sotto questo nome è la moglie di Ogun, dio della guerra. E’ un’amazzone terribile che porta appese alla cintola i coltelli e gli altri strumenti di ferro di Ogun. E’ severa, rancorosa e violenta. Detesta l’anatra e adora il montone;
“Yemaya Maylewo o Maleleo”, vive nel bosco, in un lago dove, con la sua presenza, rende inestinguibile una sorgente. Come Oshun ha dei rapporti con le fattucchiere. Timida e riservata, appena toccano il viso di una sua “iyawò” si adombra e si ritira dalla festa.
“Yemaya Asaba”, dallo sguardo insostenibile, è molto altera e ascolta soltanto voltando la schiena o mettendosi di profilo, leggermente inclinata. Pericolosa e volitiva. Porta una catena d’argento alla caviglia. E’ stata la moglie di Orunmila che accetta rispettosamente i suoi consigli, malgrado lei abbia usato, in sua assenza, abbia osato usarne gli strumenti della divinazione, cosa che a lui non era piaciuta per niente, tanto che l’aveva messa, momentaneamente, alla porta; “Yemaya Konla o Akura”, che vive nella schiuma della risacca della marea, avvolta in un insieme di alghe e fango;
“Yemaya Apara”, che vive nella confluenza di due fiumi dove si incontra con sua sorella Oshun. Vive nell’acqua dolce, danza allegramente e si comporta bene. Cura i malati e prepara le medicine;
“Yemaya Asesu”, messaggera di Olokun, vive nell’acqua turbolenta e sporca. E’ molto seria, mangia dell’anitra. E’ molto lenta nell’esaudire le suppliche dei suoi fedeli, si dimentica quello che le hanno chiesto e si mette a contare meticolosamente le piume dell’anitra che le è stata offerta. Se si sbaglia nella conta, ricomincia da capo, così quella operazione si prolunga all’infinito.
In Brasile Yémanja è assimilata alla Santa Vergine dell’Immacolata Concezione (8 Dicembre) e a Cuba con la Santa Vergine della Regla (8 Settembre).
In quei due paesi è soprattutto considerata la dea delle acque salate del mare, piuttosto che le acque dolci dei fiumi, che sono invece il dominio di Oshun. Curiosamente a Bahia, dove Oshun è assimilata a la Nostra Signora della Candelora (festeggiata il 2 Febbraio) è proprio in quella data che si fa una solenne processione a Yémanja; questo dimostra che il sincretismo tra gli dei africani e i santi della chiesa cattolica non è così rigido.
La festa del 2 Febbraio si fa sulla spiaggia del quartiere chiamato “Rio Vermelho” a Bahia; è una delle più popolari dell’anno e attira sempre un’immensa folla di fedeli e ammiratori della Madre delle Acque. Yémanja è spesso rappresentata sotto la forma latinizzata di una sirena dai lunghi capelli fluttuanti. E’ chiamata “Dona Janina” oppure “Principessa o Regina del Mare”.
In quel giorno una lunga fila si forma davanti alla porta della casetta dove, gli altri giorni dell’anno, i pescatori del luogo vanno a pesare il pesce pescato durante la giornata. Un immenso cesto è stato portato li fin dal primo mattino e gente di ogni origine sociale incomincia a sfilare lentamente portando mazzi di fiori freschi o artificiali, cibi cucinati, flaconi di profumo e saponette avviluppate nel cellofan trasparente, bambole, tagli di stoffa e altri regali adatti ad una donna graziosa e vanitosa.
Non mancano messaggi di supplica e neppure offerte di soldi, collane e braccialetti. Tutto quanto è messo nel grande cesto e quando, nel pomeriggio, questo è completamente pieno di offerte, si posano sopra il tutto i mazzi di fiori.
Il dono offerto a Yemanja è diventato un enorme cesto fiorito, che viene portato, a fatica perchè è diventato pesantissimo, fuori dalla cesetta dei pescatori verso la spiaggia, in gioiosa processione e deposto al bordo di un veliero del luogo. L’entusiasmo della folla è al culmine, tutti invocano Yémanja augurando futura prosperità. Una parte del pubblico sale sul veliero e a bordo di imbarcazioni a motore che si avviano al largo e le offerte sono affidate alle onde.
La tradizione vuole che queste calino fino in fondo in segno di gradimento da parte di Yémanja. Se dovessero galleggiare o essere respinte a riva, si tratterebbe di un rifiuto, che farebbe cadere il pubblico dei suoi ammiratori in una profonda tristezza. A Rio de Janeiro, Santos e Porto Alegre in Brasile, il culto di “Yémanja” è particolarmente attivo durante l’ultima notte dell’anno, quando centinaia di migliaia di credenti vanno, verso mezzanotte ad accendere dei lumini lungo le spiaggie e a gettare fiori e regali nell’oceano.
Sono gli adepti di una religione nuova chiamata “Umbanda”, un compromesso tra le religioni africane, lo spiritismo di Alain Kardec e le dotte elaborazioni filosofiche-religiose con tendenze universaliste.
Questo movimento riscontra in Brasile e in un gran numero di altri paesi delle Americhe un folgorante successo. I suoi adepti hanno preso Yémanja come simbolo del bene e della maternità austera e protettiva.
Delle immagini la rappresentano come una specie di buona fata di colore alabastro, vestita di una tunica di musselina lunga e fluttuante con un lungo strascico ricoperto di stelle d’oro. Lei sorge dalle onde, i lunghi capelli fluttuanti al vento e la testa coronata con un diadema di perle sormontato da una stella di mare. Bianche rose e stelle d’oro staccatesi dal suo strascico fluttuano dolcemente sulle onde. Yémanja appare minuta e snella, i piccoli seni e il corpo fieramente diritto. apparenza ben lontana dalla Yémanja “matrona dai seni voluminosi e di misura più che maestosa”.
Qualche anno fa, un zelante prete cattolico organizzò una processione notturna della Santa Vergine lungo le spiagge di Rio de Janeiro, un 31 dicembre, per attirare i più cattolici tra i devoti di Yémanja ad assistere ad una messa di mezzanotte nella sua chiesa. Ma l’esito della sua iniziativa fu diverso.
La gente riunita sulla spiaggia si voltò rispettosamente verso la processione, si inginocchiò e si fece il segno della croce, ma appena la processione si fu allontanata, si girarono nuovamente verso il mare per continuare le devozioni a Yémanja, persuasi di avere assistito al sincretismo tra Yémanja e la Santa Vergine, poiché la statua di quest’ultima era presente sulla spiaggia nel momento in cui la chiamavano nelle loro preghiere con il suo nome africano.
A Cuba Yémanja (Yemaya) è conosciuta con il nome di “Virgen de la Regla”.
La sua festa ricorre l’8 settembre, giorno della Natività, e attira un gran folla composta per la maggior parte da gente della “santeria” che, in quel giorno, vanno a manifestare la loro fede cattolica e la loro devozione a “Yemaya”.
Nel quartiere di “Regla” – un sobborgo dell’Havana – ci sono, non lontano dalla chiesa due “cabildos”, confraternite religiose cattoliche, composte da discendenti di “lucumi” africani (yorùbá). La sala d’onore di queste associazioni ospita ostentatamente un magnifico altare decorato dove figurano in bella presenza le statue dei santi e delle sante cattolici assimilati agli orishà “lucumi”.
Quelli più in evidenza sono la “Virgen de la Regla” (Yemaya), La “Vergine della Misericordia” (Oshala), la “Vergine della Carità del Rame” (Oshun) e “Santa Barbara” (Shango). I luoghi consacrati agli orishà africani stessi sono più discretamente sistemati in una sala d’attesa riservata ai soli membri del “cabildo”.
La vigilia dell’8 settembre si offrono sacrifici di animali agli orishà, mentre dei ceri ardono davanti all’altare cattolico. Lydia Cabrera scrive che: “dopo quella veglia notturna, tutti vanno ad assistere alla messa nella chiesa della “Regla” e le statue che ornano l’altare del “cabildo” sono portate di buon ora in processione per rendere omaggio alla “Vergine della Regla”, all’interno della sua chiesa.
Il corteo è ricevuto dal curato che poi lo accompagna alla porta”.
Fin qui le apparenze cattoliche sono salve, ma: “un orchestra di tre tamburi “batà” attende i quattro santi all’uscita della chiesa ed è al suono di questi strumenti musicali africani e dei canti in “lucumi” che la processione continua il suo cammino”. Poiché i portatori delle statue scandiscono camminando il ritmo suonato dai musici, le sante immagini sembrano sfilare danzando per le strade del quartiere, inchinandosi e raddrizzandosi all’unisono con la folla.
“La processione si dirige verso la riva del mare dove, coloro che prendono parte alla cerimonia, eseguono un atto di purificazione bevendo tre sorsate di acqua salata e aspergendosi la faccia e le braccia. La processione prosegue il suo percorso, danzando al ritmo dei “batà” e va a rendere visita a diverse autorità civili, poi ai morti e agli antenati che riposano al cimitero. Si ferma di fronte a tutte le case, assai numerose in quel quartiere, dove ci sia un altare dedicato alla “Vergine della Regla”. Questa sfilata, che é un’ininterrotta danza, non termina che alla fine della giornata”.

Archetipo

Lascerei la descrizione dell’archetipo di “Yemaya” a Lydia Cabrera, figlia lei stessa di “Yemaya” e, sicuramente, una delle più competenti che ho potuto incontrare: “Le figlie di “Yemaya” sono volitive, forti, rigorose, protettrici, altere e, qualche volta, impetuose ed arroganti; esse hanno il senso della gerarchia, si fanno rispettare e sono giuste ma formaliste; mettono alla prova le amicizie che a lei si votano; non perdonano molto facilmente un’offesa e, se lo fanno, non se ne dimenticano mai più. Condividono i problemi degli altri, sono materne e comprensive.
Senza avere l’atteggiamento vanitoso di Oshun, amano il lusso, le stoffe azzurre e sontuose e i gioielli costosi. Tendono alla magnificenza…anche se le risorse della vita quotidiana non permettono loro tale fasto”.

Fonte: orixaspierreverger.pdf

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