Riflessione per la Vita

“Puoi parlare perfettamente lo Yorùbá e sapere tutti gli accenti e scriverlo anche. Ma se non sai come parlare con bontà e amore ai tuoi fratelli e sorelle, allora non hai imparato niente.                                                                                                                                                           Puoi memorizzare ogni Oriki e ogni ẹsẹ Odu di Ifá e sapere come “lanciare” una divinazione perfetta.
Ma se non sai come trattare le persone e come superare le loro forme distruttive e negative, sei ancora un principiante nel regno spirituale.
Puoi conoscere ogni danza e tutta la musica oltre a tutti i protocolli del tuo lignaggio.
Ma se non puoi andare per un cammino di pace e di allegria interiore questa allora è solo un’altra canzone e un’altra danza.
Puoi conoscere tutti i rituali, le cerimonie, e il modo in cui fare opere e lavori spirituali.
Ma se non puoi vivere il rito della vita e vivere le virtù degli Orisha, degli Egun e del tuo Ori, allora sei un semplice tecnico, ma certamente non un maestro spirituale.
Puoi avere titoli, i più impressionanti, avere un ile, tempio o luogo di culto per dieci mila persone.
Ma se senti il bisogno di degradare, controllare, manipolare gli altri o offenderli se sono in una posizione inferiore, sarai solo un altro ego infantile che cerca di trarre vantaggio a scapito degli altri.
Puoi stare nel culto per tutta la tua vita.
Ma se pensi che ti renda migliore o più avanzato di qualcuno spiritualmente, allora sei un pazzo, perché non potrai riconoscere che il nostro Ori è il nostro primo insegnante e sta insegnando a tutti fin dalla nascita.
Puoi essere vecchio di anni.
Ma se vivi ancora la vita come un bambino capriccioso di 10 o 15 devi ancora camminare per arrivare al sacerdozio.
Parlami di Èşù quando sei capace di fare delle scelte responsabili e dire la verità in parole e atti.
Parlami di Ògún quando sei capace di rompere le tue illusioni, affrontare le tue paure, i tuoi fallimenti e coraggiosamente evolvere per manifestare il meglio di te.
Parlami di Òsún, quando sei capace di creare armonia, gioia e abbondanza nella tua vita senza egoismo.
Parlami di Ợbàtálá, quando sei capace di seminare la pace più pura e mantenere una mente tranquilla.
Parlami di Òya, quando sei capace di stare nell’ occhio dell’uragano della vita e fluire facilmente quando i venti del cambiamento sono su di te.
Parlami di Yemojá, quando sei capace di bilanciare le tue emozioni e entrare in empatia con gli altri.
Parlami di Òrúnmìlá, quando sei capace di vedere il mondo attraverso l’occhio della saggezza ed equilibrare il giudizio con la compassione e non con aspre critiche e altre inadeguatezze.
Parlami di Şàngó, quando puoi trascendere il tuo ego e servire gli altri con compassione.
Parlami di Ìyàámi quando sei capace di onorare le donne nella tua vita e trattarle bene e abbracciare il lato femminile della tua anima.
Parlami di Egbe Ợrùn / Ibeji quando sei capace di conoscere e distribuire l’amore universale.
Parlami di Òșóòși quando sei capace di condividere il cibo con lo straniero.
Parlami di Ǫbalúwayè quando sei capace di identificare e curare le malattie del corpo e dell’anima di un tuo simile.
Parlami di Ìwá Pèlé (carattere) quando puoi realmente trattare gli altri come tu vorresti essere trattato, perché ti rendi conto che non c’è separazione tra te e me, a parte ciò che sta nelle nostre menti.
Parlami di  Ọlódùmarè quando hai la certezza che la fonte esiste e ci nutre, che siamo tutti interconnessi e che nessuno può compiere il suo destino da solo.
Se non sei ancora capace di accettare questo insegnamento, allora devi tornare nel grembo materno e provare tutto nuovamente. Èmi ni Isese.”

Fonte: https://ocandomble.com/2016/10/03/otito-fun-aye/

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Ajê Salugá – Divinità della Prosperità e della Ricchezza

AJE Saluga è la sorella minore di Yemoja.
Entrambe sono le figlia predilette di Olokun. Quando l’immensità dell’acqua fu creata, Olokun divise i mari tra le sue figlie, e ognuna regnò in una regione differente dell’oceano. Ajê Salugá ottenne il potere sulle maree. Erano nove le figlie di Olokun e per questo si dice che ci sono nove Iyemojas. Dicono che Iyemoja sia la più antica e che Ajê Salugá sia la più giovane, ma in realtà entrambe sono solo sorelle.
Olokun diede alle sue figlie i mari e anche tutti i segreti che ci sono in essi.
Ma nessuna di loro conosce esattamente tutti i segreti, che solo Olokun conosce.
Ajê Salugá era una ragazza molto curiosa e sempre andava a curiosare in tutti i mari.
Quando Olokun saliva sulla terra, Ajê Salugá faceva alzare la marea e le andava dietro cavalcando le onde. Nascosta tra le onde, sotto forma di spuma brillante. Così intenso e attraente era il bagliore che a volte arrivavano molte persone a guardare.
Un giorno Olokun disse a sua figlia minore: “Ciò che darai agli altri anche tu l’avrai, sarai vista dagli altri come ti mostrerai. Questo sarà il tuo segreto, ma sappi che qualsiasi segreto è sempre pericoloso”.
Le volte successive che Ajê Salugá uscì sulle onde, a guardare travestita, le peregrinazioni di Olokun, il suo bagliore era sempre più forte, perché maggiore era il suo orgoglio, detentrice adesso com’era del segreto.
Molti uomini e donne guardavano ammirati il brillare intenso delle onde e tutti a quel bagliore divennero cechi. E così, il suo potere rendeva cechi gli uomini e le donne.
Ma quando anche lei perse la vista, capii il significato del suo segreto.
Iyemoja è sempre con lei, quando esce a passeggiare tra le onde .E’ la sorella minore di Iyemoja.

Aje è un Orisa femminile, considerata la sorella minore di Iyemoja, il suo culto è iniziato quando uno degli Itans di IFA è stato rivelato;
in questo Itan si racconta che Ifa era in una pessima situazione finanziaria, la fame e la necessità lo accompagnavano. Nel paese c’era una ragazza molto brutta che diceva di essere salita dalle profondità del mare; nessuno la voleva, nessuno la voleva accettare nella propria casa a causa della sua bruttezza, e così lei andava vagando per le strade per le vie in cerca di un posto per riposare.
Una giorno Ifa aprì la porta e incontrò la ragazza che gli chiese soggiorno e senza pensarci due volte Ifá, come sempre molto generoso, la accettò in casa e le diede quel poco che aveva da mangiare e un posto per riposare.
Durante la notte Ifa fu svegliato da quella ragazza che diceva di dover vomitare.
Ifa preoccupato gli procurò una pentola ma lei rifiutò, così gli presentò una zucca, ma la ragazza rifiutò ancora, e anche quando lui le offrì una brocca, la più grande che aveva in casa, la ragazza rifiutò e disse a Ifà che lei nella sua casa era abituata a vomitare in una stanza.
Ifa la prese e la portò nell’unica stanza che aveva la sua casa e si sorprese incredibilmente quando vide la ragazza vomitare innumerevoli pietre preziose, blu, giallo, bianco, e di tutti i tipi, senza sosta.
Passando per strada, un uomo vide la difficile situazione che Ifa stava attraversando con quella ragazza e chiese se poteva aiutarlo, e quando entrò nella stanza dove erano, rimase incantato da tutta quella ricchezza che la ragazza lasciava sul pavimento di Ifa ed esclamò: “Ah!noi non sapevamo il potere di questa ragazza, per questo la ripudiavamo, e oggi ci è stato rivelato! ” Quest’ uomo disposto a servirla le diede il nome di Aje Saluga.
Tutti vennero a conoscenza dei doni che Aje aveva dato Ifa e tutti volevano accoglierla nelle loro case.

Aje Saluga è una divinità molto rara, il suo culto è quasi estinto.
Pochi conoscono il suo culto, e chi lo conosce, il più delle volte si rifiuta di tramandarlo.
Il suo assentamento dovrebbe stare nella casa di Osaala, e non dovrebbe mai essere toccato da qualcun altro che non sia il suo proprietario. L’assentamento di Aje dovrebbe essere ricevuto, la persona non può semplicemente assentralo per se stessa. I materiali utilizzati devono essere forniti dal suo nuovo proprietario, dal momento che questi materiali hanno un costo molto elevato, di solito ci vuole molto tempo per trovare tutto. Conchiglie grandi, lumache di mare, gioielli naturali, corallo, sono i simboli di questa divinità.
Non esistono cerimonie pubbliche per lei e nemmeno feste. Le piace il riso crudo con miele e farina profumata.
Il posto dove Aje è assentata, non può essere visitato da molte persone, sembra essere molto timida.
I suoi rituali devono accompagnare quelli di Osaala. E’ molto connessa con Esu, Orunmila, Osaniyn e Orisa Ori.

Orisha che da ricchezza, non da trance, quindi non esistono Elegun di Ajê Salugã.
Ci sono piuttosto iniziati in Ajê, che sono quelli che semplicemente la cultuano e che la assentano.
Il suo elemento è la ricchezza, ed essendo figlia di Olocum, è rappresentato da tutta la ricchezza dei mari.
E’ collegata a Oxumaré, essendo anche un Orisha di ricchezza (in terra).
Come Oxumaré, alcuni credono che AJE sia metà maschile, metà femminile, ma ciò che è noto è che AJE è un Orisha femminile, dal temperamento dolce, proprietaria di aspetti essenziali dell’essere umano come: passione, ricchezza e amore. Un altro motivo per dubitare della sua sessualità è perché è rappresentata da conchiglie e buzios grandi, che sono sia maschili che femminili, ancora una volta si parla del carattere androgino di Ajê. Come maschile, AJE ha grande legame con Xango, Ossain e Exú.

Le erbe di AJE sono utilizzate per lavare i gusci e conchiglie e bisognerebbe anche farsi un bagno prima della loro manipolazione e dell’evocazione di Aje.

Le foglie: foglie d’India, peregun, foglia della fortuna, maria-senza vergogna, serralha. Si macera tutto pregando con la sassanha di vostra preferenza, ed è più consigliabile pregare con la sassanha di Oxumaré, essendo collegato alla ricchezza o quella di Yemanja che ha stretti legami con AJE.

Il cibo e le offerte per AJE: Tutti i piatti di AJE non hanno condimenti. riso, acaca, ekuru, Abara.

ebô.- offrite in forma di venerazione, una volta al mese per AJE gli ingredienti di seguito: dentro un oberó offrire obi, Orobo, ekuru e EFUN + Abère.
* = OBI via la sfortuna (estrazioni). * = Orobo attira la longevità.

Evocazione ad Ajê

“Ajê Ogugulusô
Ajê Salugã
Ajê onisô bujé
Ajè oo

“La proprietaria della casa della ricchezza del paradiso degli uomini, quando la ottieni, avrai il massimo della ricchezza”

fonte: http://candombles.blogspot.pt/2012/10/aje-salunga.html?m=1

ASSENTAMENTO DI AJE

Link: https://pt.scribd.com/mobile/doc/56692453/Aje-assentamento-de-Aje

Orisha senza sangue

Qualche anno fa il mio appello a cercare di conoscere e unire tutte le persone che amano il culto degli Orisha e che potevano avere la stessa esigenza di riunirsi per poter celebrare un culto senza sangue animale.

https://wp.me/p5Vjsd-2r

Questo mia richiesta è anche testimoniata da questo articolo che scrive l’università di Genova a tal proposito.

https://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/19917/3/VLA_18_2018_S_Faldini.pdf

Adesso a distanza di anni, mi trovo a condividere alcune recenti scoperte che vanno a fondare questa intuizione al di là di quello che potrebbe essere un semplicistico animalismo.

Innanzitutto un libro, che vi invito a leggere, specie per coloro che hanno bisogno di documentare scelte così trasformative.

Il libro
https://www.martinsfontespaulista.com.br/candomble-sem-sangue-603355.aspx/p

Poi il personaggio, mae Solange D’oxossi.
51 anni di iniziazione, ortodossa seguace del culto Candomblé Angola. Fitoterapeuta, counselor, appassionata ed energetica ricercatrice nell’ambito del potere delle ‘Foglie’.

Ora a quasi 70 anni coraggiosa pioniera che con amorevole determinazione, mette in discussione tutte le sue abitudini e tradizioni e, senza rinunciarci, capisce il momento storico che sta attraversando e quindi è pronta a cercare e ricercare ancora una volta per poter andare oltre, e traghettare il culto ancestrale all’interno di quello che è il momento planetario di oggi.

Ecco qualcosa su di lei, all’interno del culto di Yesan, culto al quale Solange ha deciso di aderire perché diventa il fondamento dell’abolizione del sangue animale. In questo culto, cubano, ma di origini bantù lei ricopre il ruolo e il nome iniziatico di Dobana Boressa.

Stiamo parlando di cose concrete. Non c’è più solo un pensiero” mi dice mae Solange. Lei si è già adoperata per creare la prima yawo senza sangue.

Il maestro: a fondamento di tutto questo, ancora una volta , Cuba con la sua cultura ci viene incontro e questo culto che è ben raccontato nel blog della Buonocuore.
http://oriluz.blogspot.com/2019/05/religiao-e-diaspora-culto-yezan-e.html?m=1

Ma vi riporto anche in estratto della conferenza in Brasile dell’anno scorso, che fece Alawowo, il maestro sommo sacerdote di Yesan, che Mae Solange identifica come fondamento dell’abolizione del sangue.

Culto di yesan

Le mie impressioni a caldo, sono molto contento di questi sviluppi. Credo che coloro che ancora hanno bisogno di dividere e non unire, in nome di una credenza o spiritualità, non accetteranno facilmente tutto questo.

Aspetto nel frattempo, continuo le mie ricerche e riflessioni.

Ashè Wà.

Ifadunnì

Okó: come faccio accadere le Cose?

Okó è l’archetipo/divinità dell’ agricoltura.

Egli risponde alla misteriosa domanda

” Ma come si fa a creare qualcosa dal nulla? “

Poco riconosciuto nel Candomblé brasiliano, ma fondamentale in tutte quelle regioni dove il rapporto con la terra e l’alimentazione sono alla base delle priorità quotidiane.
Africa e Cuba lo riconoscono come uno dei più potenti ed importanti Orisha.
Ha un doppio aspetto, un aspetto sommerso e un aspetto emerso.

L ‘aspetto sommerso è quello che lavora con la profondità della terra, fino alla terra umida, sede dell’energia dell’ Orisha Nanà Buruku.

L’aspetto emerso invece è quello che lavora con il cielo. Va in contatto con un Olodummare e Obatallà.

Dicono essere figlio di Obatallà e Yemanja. Proprio per questo avendo come papà e mamma due Orisha così assoluti , ha avuto una missione da parte di Olodummare, di trovare il segreto del seme e della semente.

Riesce a lavorare dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso.
Ha bisogno per poter essere efficace, poter compiere appieno la sua missione, della forza di Ogun.
Difatti comune è Ogun che ha aiutato a forgiare gli strumenti perché poi l’agricoltore o meglio l’archetipo dell’agricoltore possa essere efficace .

Okó rappresenta, sul piano materiale , sicuramente il grande mistero della semente. Egli e’ La grande domanda che potrebbe essere riassunta in quel proverbio popolare che ci chiede: se viene prima l’uovo o la gallina.
Difatti come fece Okó a trovare la semente per fare crescere alberi e cereali se non aveva vegetazione prima?
Questa era la domanda con la quale, nella leggenda, okó si aggirava, per l’ ayé, la terra, cercando una soluzione.

L’unica risposta che trova è che per Olodummare niente è impossibile, quindi possiamo anche trovare sementi senza alberi.

Per questo vi allego il link alla pagina YouTube.

Su di un piano più sottile, l’energia di Okó ci aiuta a lavorare sulla nostra semente interna e sulla capacità di germinare, di seminare e raccogliere i nostri frutti.

Prima il seme delle nostro idee, poi devo trovare difatti un terreno interiore fertile, per poter piantare.

Abbiamo bisogno dell’energia penetrativa di Ogun, di un aratro interiore, perché il seme deve arrivare fino alla terra “molle”, cioè alla parte più intima e contemporaneamente fertile della nostra essenza.

Ma cosa sono questi simboli?
Okó racconta in realtà come avviene il potere della creazione interiore.
Nello slancio fiducioso, riceviamo dall’universo (Olodummare) dei semi: idee, progetti, propositi, intuizioni, premonizioni, intenzioni, benedizioni, sogni. Apparentemente potrebbero anche essere davvero impossibili da realizzare. ( Piantare alberi senza avere i semi) ma nello slancio di fiducia totale niente è impossibile.

Attraverso la forza di Ogun possiamo scavare e introdurre queste percezioni fino alla nostra parte più vulnerabile dove le emozioni profonde (l’acqua di Nanà) si mischiano al seme e l’avvolgono per custodirlo.
Dopodiché sarà la pioggia di Oshumare e il sole di Olorun che ci penseranno, nel totale abbandono e fiducia.
È come se nostro è solo il momento dell’impianto, una volta ” scaricata l’idea” dobbiamo solo “zapparci” dentro e piantarla. Subito dopo affidarci alle forze più grandi, perché il seme cresca. Sempre serbando in grembo il seme del nostro progetto, che non può essere dimenticato.

In questo passaggio misterioso, di come poi l’idea diventi progetto e poi realizzazione, okó si mostra come il grande potere da venerare, per ricordare il suo nome e la sua capacità. Di fronte al mistero della creazione Okó è la guida.

Noi qui nel centro di sperimentazione e risveglio ispirato al culto degli Orisha onoriamo Okó con due cerimonie all’anno. Una nel momento della semina ( marzo/aprile e uno nel momento della raccolta. Ottobre-novembre). Siete tutti invitati.

Ashe oooo.

Ifadunni”””””

Essere “dentro” e essere “fuori” è quello che la condotta dello Ìyàwó ci chiede.

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La mia infanzia è stata segnata da un rituale che spesso ritenevo noioso, ma che, per la sua obbligatorietà, facevo senza lamentarmi: chiedere la benedizione a tutti i parenti più anziani quando arrivavo in un posto. Ero stanca di tornare da scuola o da qualsiasi luogo e mettermi raccolta davanti a casa della nonna tra una cerchia di persone che andavano dalla mia bisnonna alla sorella minore di mia madre (mia zia), e dal più vecchio al più giovane tra cui anche alcune prozie. Chiedevamo la benedizione ad uno ad uno e poi entravamo a mangiare.

So che, pur essendo giovane, le cose accadono oggi in un modo un po’ diverso. Nel corso del tempo i comportamenti cambiano a seconda delle esigenze, degli stili di vita, ecc… Le famiglie sono “più piccole”, i parenti vivono spesso lontani e il legame diventa diverso: si sta formando la famosa famiglia nucleare.

Chi è abituato a vivere in questa seconda forma, quando inizia a frequentare una casa di Candomblé presto nota la differenza, perché dovrà iniziare a fare quello che facevo io a 7 anni e questa volta in maniera più ordinata e dovendo avere l’educazione che molte volte non si esige data la spontaneità dei bambini: abbracciare, chiedere se va tutto bene, parlare di cose piacevoli. Questo con 10, 20, 30 persone a seconda del giorno e del tipo di funzione … sì, può essere molto faticoso, ma non ci si può lamentare.

Con l’iniziazione e passando per tutti i procedimenti rituali si comprende molto enfaticamente che siamo parte di una famiglia: quelle 10, 20, 30 persone sono la nostra famiglia, scegliamo e accettiamo il collegamento, accettiamo l’eternità di questo legame. Alcuni allora dicono:”Ma il legame eterno è con l’Orisha” sì, è implicito ed è esattamente perché il legame eterno è con l’ Orisha in esso sono “sottintese” tutte le persone che erano legate al luogo e alla famiglia in cui siete stati iniziati, amati Omorixá.

Un’energia non nasce dal nulla, tu sei nato in una casa di Axé, in una famiglia di Axé, e furono necessarie mani perché tutto accadesse, e tutto questo sarà contenuto nella tua storia con il tuo Orisha.

Proprio come l’Orisha sa da dove proviene quel sacrificio che sta ricevendo, lui sa anche chi ha preso parte al grande momento della consacrazione di suo figlio/figlia a lui. Stiamo parlando di energia che si materializza, ed è presente ovunque. Cerchiamo di non essere così ingenui da pensare gli Orisha così limitati come siamo noi…

Per via dell’appartenenza, dell’educazione, della famiglia di cui facciamo parte, ci viene richiesta una certa attitudine, rispetto, buon comportamento.

Da oggi in poi rappresento me, il cammino di Ori, il mio Orisha, rappresento la mia discendenza. Qualcuno può considerare questo come un peso oppure ci si rende conto di quanto questo può portare benefici nella vita in ambiti al di fuori del contesto religioso.

Ad alcune persone piace separare le due cose: “nel barracao mi devo comportare in tal modo, fuori di esso, si salvi chi può”. Questo mi confonde.

Ci rendiamo conto che davvero abbiamo interiorizzato un’esperienza di apprendimento quando la usiamo dove non avremmo mai immaginato.

Per esempio: mi piace criticare. A volte le critiche possono essere bene accolte in determinate situazioni, ma prima di sparlare posso pensare a ciò che mi sta dando: “questo mi fa bene? Migliorerà l’ambiente in qualche modo o creerà solo altre tensioni? Questo è davvero di mia competenza?” Quando il sangue riscalda gli “occhi” (si legga il giudizio) di solito ci accieca, ma ci sono sempre quei 5 secondi per poter ponderare le cose.

In Yoruba le parole casa, terra e pianeta Terra provengono da parole incredibilmente simili: Ilé, Ilè (con un punto sotto la e) e Ilé Ayé. Si noti che è solamente il suono delle vocali che cambia il significato tra loro. Mentre le parole portoghesi suonano così diverse, in Yoruba è tutto molto simile. Questo non è una coincidenza. Se è tutto così simile è perché la nostra condotta dovrebbe essere simile nei diversi ambienti.

Che cosa vogliamo di buono per la nostra casa, per la terra che calpestiamo, per il pianeta che abitiamo? Credo che non vogliamo cose tanto differenti per ognuno: vogliamo un minimo di armonia, che il dolore non esista, che la fertilità sia presente…e quindi, che cosa significa essere Ìyàwó?

Io risponderei: vivere questi tre “mondi”, come l’unico mondo che in realtà è.

Non siamo Ìyàwós nel barracao, siamo Ìyàwós nel mondo.

Egbon Dayane Oyakol

 

Ofó – il Potere della Parola

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Ofó  è una parola di origine Yoruba (ofò), che definisce l’incantamento attraverso la parola, e può essere espresso in versi o cantighe. Si tratta di un dono che nasce con noi, ma è amplificato nell’iniziazione da una serie di atti realizzati in segreto e questo potere aumenta anche in base al proprio impegno e rispetto per l’Orisha.

Utilizza l’ofò per augurare grazia al prossimo, per chiedere la salute e intercedere in un momento di grande difficoltà, non gettare questo dono divino al vento in bugie o per sciocchezze di tutti i giorni.

L’ Axé è qualcosa di prezioso e deve essere usato con cautela, o nell’invocare lo spirituale per risolvere bugie e sciocchezze verrà un tempo che sarai screditato e le tue parole non avranno alcun valore ne per gli uomini e ne per gli dei.

Gli Ofós sono anche le preghiere per Òsányìn con l’intenzione di richiamare l’asè contenuto nelle foglie e questo rituale può  essere cantato in diversi momenti del culto degli Orisha.

Questo rituale ha una sequenza, e ogni foglia ha il suo Ofó cantato e relazionato all’Orisha corrispondente.

A volte, non tutte le foglie cantate sono presenti nel momento del rituale, ma il fatto di pregarle rende le loro sostitute ugualmente efficaci. L’ uso magico delle foglie nella religione yoruba è sempre accompagnato da espressioni di incanto che risvegliano l’ase delle foglie utilizzate. La parola parlata che si crede in possesso di forza magica o in grado di produrre effetti magici; questi incantamenti sono chiamati ofó.

L’ Ofó è un aspetto orale della magia africana.

Gli Ofó vengono utilizzati in sfere, quasi uno per ogni buona attività, uno per la protezione contro le forze del male o anche per raggiungere il successo, sulla base di criteri funzionali.

OFÓ – Forza della Parola:

Oríkì (Yoruba, orí = testa, kì = saluto) sono versi, frasi o poesie che si formano per salutare l’ Orisha.

Se con un oríkì non si consegue l’effetto desiderato, a volte è necessario aumentare il livello di Àse chiamando l’Orisha con un nome di lode. I nomi di Lode, Elogio,  sono chiamati asé ofó in Yoruba, che significa “parole di potere”.

Ricerca: Babá Diego D’Odé e Axé Odára.

Il vero custode deve avere Ofó, deve masticare ataré e obí, deve avere il dono dell’invocazione del bene per il bene, mai per il male, deve chiamare nell’anima il buon ebó, deve avere l’alito divino della conoscenza e applicarlo, l’intuizione è la base della sua eredità, dei suoi ancestri e delle sue divinità.

Bàbá Fernando D’Osogiyan

Fonte: ofo-o-poder-da-palavra

 

Owe – Proverbi Yorùbá e il Concetto di Verità | Candomblé

Owe è la parola yoruba che significa proverbio. Nella disciplina teologica, un proverbio è definito come un breve detto che esprime una verità religiosa o culturale. Tutte le culture fanno uso di proverbi per trasmettere i valori sociali. Come introduzione alla comprensione degli Orisha (spiriti guida e le forze della natura), il proverbio Yoruba fornisce una base in Ifá per captare la visione del rapporto tra il sé e il mondo.

Molti dei proverbi che sono di uso comune nella cultura yoruba si basano sulle Scritture di Ifá. Questa scrittura è un lungo poema composto da 256 sezioni orali, o libri, chiamati Odù. Ogni Odù ha un numero di versi chiamati ẹsẹ.
Nell’ Odu chiamato Òsa’túrá, gli studiosi di Òrúnmìlá chiederanno al profeta  la natura della Verità. La parola yoruba per  Verità è Oniwaben fúnfún, che significa “colui che ha un buon carattere è guidato dalla luce.”

Nell’ Odù Òsa’túrá, Òrúnmìlá dice che la Verità è il capo del regno invisibile che guida il destino della Terra. Egli continua dicendo che la Verità è una parola che non potrà mai perire, è la Fonte di Potere che supera ogni avversità. Coloro che conoscono la verità possono incontrare la Volontà della Creazione. Ciò implica che la Verità è una forma di sapere, piuttosto che una rigida serie di credenze. Luce intesa anche come una Forza della Natura (Òrìşà), che porta alla sua propria forma di coscienza e che può avere un impatto diretto sul corso dell’evoluzione. Questi sono due temi centrali nelle Scritture di Ifá e sono fondamentali per la comprensione della natura e della funzione degli  Òrìşà a partire dalla prospettiva della teologia di Ifá.

All’interno della struttura del rituale di Ifá, l’Odù è usato per invocare Èşù, che è sia il Messaggero Divino sia  il Guardiano della Verità. Questo duplice ruolo ha provocato una certa confusione tra coloro che hanno scritto circa la posizione di Èşù nella cosmologia di Ifá. La confusione sembra essere basata su un fraintendimento del ruolo di Èşù nel causare disturbi. Una delle funzioni del disordine naturale nelle questioni di tutti i giorni è quello di scuotere la coscienza per liberare la propria auto-indulgenza e il pensiero rigido. Siccome la Terra è in costante trasformazione, tutte le percezioni del rapporto tra il sé e il mondo sono in un costante stato di flusso. Coloro che negano o ignorano la natura dinamica di questo rapporto sono regolarmente gettati in uno stato di confusione, come risultato di alcuni cambiamenti inaspettati. In termini semplici, la percezione umana della verità è una dimensione costante di cambiamento e una delle funzioni di Èşù è quello di ricordarci che la ricerca umana della verità non dovrebbe mai ristagnare.

Dire che Èşù è il guardiano della verità è il suggerire che la verità non può mai diventare un insieme fisso di regole o dogmi. La Verità è un modo per guardare se stessi e il mondo, è uno stato dell’essere, piuttosto che un atto di conoscenza. Questo è un concetto sfuggente per alcuni occidentali, perché siamo stati condizionati dall’idea che la verità è stabilita da fatti oggettivi. L’idea che la verità può essere scoperta solo se periodicamente scossi dalle nostre nozioni preconcette è preoccupante per coloro che vogliono che la religione di Ifá abbia tutte le risposte giuste su qualsiasi cosa.

Quando i primi missionari cristiani tradussero la Bibbia in yorùbá la parola Èşù era utilizzata per rappresentare il Diavolo. Senza dubbio, questo è stato un deliberato tentativo di abbassare la credenza religiosa della tradizione di Ifá. L’effetto di questa calunnia è ancora evidente negli Stati Uniti, dove Èşù è spesso associato con l’idea di provocare danni attraverso l’uso della magia e della stregoneria. Uno sguardo più da vicino al proverbio yorùbá, il suo folklore e la storia sacra ci suggeriscono che i danni causati da Èşù sono il risultato del rifiuto di una persona di vivere in armonia con la verità che si riflette nelle leggi della natura.

I proverbi di questo capitolo sono un piccolo esempio di una cultura che è ricca di uso poetico del linguaggio. Molti di questi esempi usano analogie e immagini della natura che non sono comunemente utilizzati nel linguaggio colloquiale. Questo porta a una situazione in cui il significato originale del proverbio non può essere chiaro senza riferimento alle credenze spirituali e sociali di Ifá. Come in tutti i proverbi, non esiste un’unica interpretazione definitiva del suo significato. I proverbi che puntano alla verità sono sempre aperti a reinterpretazioni. E’la propria capacità di sbarazzarsi dai preconcetti, che ci da la forza di una rivelazione.

Proverbi e principi spirituali:

Diẹ diẹ o ékú njóórí.

A poco a poco si mangia la testa del topo.

Commento:

La prima riga della prima strofa. Mangiare la testa del topo è uno dei misteri dell’iniziazione agli Orisha ed è parte integrante del dramma simbolico che si verifica durante i rituali di transizione.

Per me, ci sono due interpretazioni di questo proverbio e in entrambi andiamo al cuore della saggezza di Ifá come io la intendo.

L’uso più comune di questa frase è una risposta a una serie di domande.

Quando per la prima volta ho cominciato a studiare Ifá i miei anziani dissero:

Che cosa sei disposto a fare con l’esperienza della trasformazione spirituale?

La risposta corretta è:

Sono disposto a mangiare la testa del topo.

Questo sarebbe seguito dalla domanda:

Come pure, mangiare la testa del topo?

La risposta sperata è:

A poco a poco si mangia la testa del topo.

Dal punto di vista occidentale, questo dialogo ha una connotazione chiara e molto diversa della reazione nella cultura yorùbá. Per quelli di noi che sono stati cresciuti in un ambiente urbano, l’idea di mangiare un topo è molto disgustosa. Tuttavia, nelle giungle della Nigeria, vi è un’ampia varietà di roditori, di dimensioni variabili da pochi centimetri, di forma e aspetto di un piccolo maialino.

Questi roditori sono inclusi nella dieta normale Yorùbá e sono considerati un aggiunta desiderabile per ogni pasto.

Devo ammettere che ero scettico la prima volta che mi è stata servita un zuppa di roditore, ma una volta che ho raccolto il coraggio di dare il primo morso, non ho avuto poi difficoltà con il sapore.

L’esperienza ha davvero cambiato la mia comprensione del proverbio “mangiare topi”.

In un primo momento, ho pensato che la frase mangiare la testa del topo significa che gli iniziati, i novizi sono disposti a fare qualsiasi cosa, non importa quanto sgradevole sia pur di conseguire una trasformazione spirituale.

Nella mia esperienza, questa è una interpretazione comune se utilizzata nella preghiera per l’ Orisha qui in Occidente.

Ma in Africa non c’è nulla di offensivo nel mangiare roditori, e sono stato costretto così a riconsiderare la mia interpretazione del proverbio.

In termini pratici, la testa del topo è molto difficile da mangiare a causa delle ossa fragili che tagliano la bocca se non si rimuove con cura la carne.

Con questa osservazione mi è venuto il sospetto che a poco a poco si mangia la testa del topo ha un’interpretazione molto più letterale.

Ifá si basa sulla convinzione che la trasformazione spirituale avviene lentamente, un passo alla volta in una sequenza regolare porta ad un risultato desiderato.

Se si mangia la testa del topo, si deve fare  molto lentamente e con attenzione, togliere la carne, un po ‘alla volta.

Spesso, si perde questo insegnamento circa la verità. Abbiamo la vana speranza che l’Orisha risolvere tutti i nostri problemi attraverso un processo magico che non richiede nessuno sforzo da parte nostra.

L’ Odù Òsa’túrá (Òsá Òtúrá) dice che quando il profeta Òrúnmìlá definisce la natura della Verità, dice che coloro che dicono la verità saranno guidati dall’ Orisha.

Dire la verità nella cultura yorùbá è anche vivere e agire Veramente.

La verità per gli  Orisha non è qualcosa che una persona fa, è sempre un processo che ci coinvolge. Come stringere la mano con forza e emanare energia, sappiate:

Siamo venuti dal regno spirituale.

La conoscenza senza l’azione è una verità vuota.

Di: Áwo Falokun Fatunmbi.

Traduzione: Odé Ợlaigbò

fonte: ocandomble.com