Che cos'è un iniziato. Conversando con uno spirito

Ma che cosa è un iniziato?
Un iniziato è quella persona che sa che tutto passa. Che tutto è Esperienza. Che non forza. Sa che ogni cosa è manifestazione della sua interiorità. Sa che il mondo è specchio. E per questo sa come fare silenzio contro l’ipocrisia. Perché sa che la contraddizione che vede fuori sono quelle che ha dentro. Il dolore che attraversa è solo un effetto della crescita. Il prezzo che paga spesso è la sensazione di solitudine.

Ma quindi non ci si deve iniziare?
Ricorda questo: il vero trono è ciò che senti dentro. Una volta che senti di poter sedere sul tuo trono interiore, sei sovrano !

È quindi Tutto il resto?
È solo una buffa rappresentazione fatta da tristi attori dilettanti.

Quindi bisogna avere speranza?
La speranza è la proiezione dello schiavo. L’intenzione è la forza dell’iniziato.

E tutto il lavoro che si fa? Le offerte? I bagni?
Dare semplicemente da mangiare ai santi, ed osservare obbedienza cieca nei lavori rituali, non serve a nulla.
Il vero lavoro interiore è l’unica cosa che manca nei terreiros. Esso si esprime tramite le cerimonie. Abbracciare è una cerimonia. La differenza tra un’abitudine e una cerimonia è solo la presenza. Nutrire i santi senza consapevolezza serve ai santi, non agli uomini. Il culto non è un supermercato dove dai e poi ottieni. Dove non devi essere biasimato, dove gli dei ti puniscono se non fai, se non sei, se non puoi, perché non devi.
Quando un culto è basato sulla paura e sulla colpa è solo un sistema di conservazione sociale come un altro.
Non ha alcuna finalità evoluzionistica, è solo conservativo e addormentante.
Questo è tutto un retaggio di chi ha creato le Chiese.

Ma quindi non dobbiamo temere? Rispettare?
Solo a un livello molto basso, l’iniziato crede ancora che dovrebbe avere paura degli dei e prega per non avere paura, si sente in colpa se fa sesso e non beve solo perché qualcuno lo impedisce. Questa è la stessa condizione di un tossicodipendente all’interno di una comunità di recupero.

Che cos’è la preghiera?
In un livello superiore, la preghiera è un atto di creazione del proprio mondo, una forza faraonica per costruire le piramidi della vita, cioè qualcosa che altri (coloro che rimangono a livello di schiavi) dicono che è impossibile.

È impossibile solo per coloro che credono ancora che qualcuno debba dirti come vanno le cose, cosa fare e cosa non fare. Questi sono guaritori malati.

Ma l’ego?
Sempre ad un livello molto basso l’iniziato crede di diventare migliore quando si inizia, in realtà, l’unica cosa che accade è che sostituisce la propria vulnerabilità con un ego gonfiato dal rito esotico. Ha dimenticato che è proprio la brama di essere migliore a condannarlo.
Il sovrano ha capito che ci vuole molto più coraggio nel mostrare interamente la propria vulnerabilità che mostrare la corazza egoica ingrassata di parole africane e rituali pseudoinventati.

Non capisco che cos’è un iniziato allora…
Il vero senso dell’iniziazione è ricordare e costruire guerrieri, non grassi uomini obbedienti. Per questo ci sono già altre religioni.

Ricatto, menzogne, manipolazione sono i dispositivi del povero ignorante, strumenti raffinati ed educati dal pensiero dominante.

I veri iniziati sono persone che sanno che al di fuori di loro non c’è nulla, che tutto è proiezione, che la colpa non esiste, che non è vero che sei triste perché il mondo è brutto. Ma esattamente il contrario. Il mondo è brutto perché tu sei triste!
Nulla esiste fuori dalla propria percezione, e questa dipende dalle proprie credenze.
È sufficiente cambiarle per cambiare il mondo.

Ma non posso chiedere di arricchirmi, di migliorarmi, di stare meglio?

La povertà prima di tutto di spirito, è una malattia e come tale dovrebbe essere affrontata. La povertà è prima verso l’interno, poi verso l’esterno. Siamo faraoni perché abbiamo lo stesso potere di costruire piramidi interne. Cioè, costruire qualcosa che altri dicono sia impossibile.
Per questo siamo guerrieri non schiavi delle nostre paure mentali. Ricordati chi sei. Sei un Sovrano.

Mi lascia..

Gli Dei viaggiano: culto di Yezan attraversa l’atlantico e arriva in Italia.

Dall’ultimo articolo del 16 maggio 2019, mi sembra sia passata una vita.

La sensazione é di essere trascinato all’interno di un turbine dove la direzione è scelta da Altri.

Un meraviglioso viaggio attraverso nuove prospettive (?).

Eccomi qua, mi hanno dato un nome Olobokam Aboni Aroni (ni Yezan).

Mi hanno ridipinto ritualmente, nuovamente, dopo l’Africa 2001. Dopo Brasile 2004. Adesso un cubano 2019, che ha vissuto 44 anni in Africa, andando e tornando come capitano di barca (come piace raccontare a lui).

Mi fermo a parlare di lui.

Qui nella foto..

Alawowo. Nome completo…

Un uomo di 67 anni, come molti cubani ne dimostra molti meno. Fuma qualsiasi cosa, basta che sia forte. La cosa preferita è la pipa, con tabacco nero, aromatico e dolce. Molto buono per chi è intorno.

Gentleman, acculturato, elegante, viaggiatore, conosce diverse lingue: spagnolo, inglese, portoghese, cicciricú ( lingua pigmea? Fatta di strani gesti sotto le ascelle e qualche verso monosillabico).

Sì veste come un africano del Benin, porta bubù pregiati con stoffe raffinate e spesso coordinate con Foulard e anelli preziosi. E credetemi in Benin non è scontato.

Parla poco, con un timbro grave, spesso senteziando.

Sintetico.

La cosa che mi ha colpito subito sono gli occhi verdi. Ma non è il colore. É come il colore é distribuito nell’iride. Forma dei disegni neri e marroni che sembrano delle scritture preistoriche.

Arriviamo al giudizio.

Dopo 20 anni di conoscenze di sacerdoti, pai di santo, tata nganga, paleros, morteiros, Oluwos, babalawos, ogans, hunnongans, curanderi, pajé, ciarlatani, improvvisati, re di regioni mai più esistite… ( ricordo un famigerato re di Ketou, morto l’anno scorso), insomma dopo tutti direi che Alawowo mi ha colpito.

Innanzitutto la semplicità. Poche parole diritte in faccia. Pochissimo tempo sprecato. Una dignità assoluta. Asciutta. Rigida a volte, ma pura. Ogni cosa davvero importante, si decide davanti all’oracolo.

Ma la cosa che mi ha fatto decidere è stata la maniera di aver risolto un misunderstanding con il denaro.

La sua risposta è stata ” lascia perdere, non voglio che tu credi che Alawowo é come gli altri.. So che è un problema per te. Lascia stare”.

Sembra banale.

Non lo é. Sopratutto nel culto degli orisha o delle divinità afroamericane, la connessione tra denaro e spiritualità rende il praticante schiavo. Qualunque praticante a qualunque livello.

In particolare, all’interno delle persone che hanno un potere collegato all’oracolo, qualsiasi esso sia, la mescla tra energia del denaro e energia spirituale riduce la possibilità di comprendere.

In poche parole chi è venuto a consultare, non capisce più se ” é il denaro che parla o le divinità”.

Questo accade perché, senza entrare troppo nei dettagli del culto, l’oracolo indica anche le operazioni da compiere post consulta. Pulizie energetiche e libagioni sono a pagamento.

C’è un detto interessante per questo in Brasile ” a divinitade cobra dinero “.

Dietro questo punto, si può trovare o qualcuno che ricorda con questo detto l’impegno e il carico energetico del sacerdote oppure qualcuno che avendo bisogno di denaro ” si inventa” che la divinità chiede, vuole, sarebbe meglio ecc ecc..

È difficile in questo caso sapere se è la divinità o chi sta manipolando l’oracolo..

Bene, questo è stata la storia fin qui. ( Brasile, Africa, Cuba.. Sono pieni di questa robaccia! ).

Torniamo a Alawowo: diverso.

Pulito. Direi. L’unico modo per uscire da questo giochino ‘tra dio e mammona’ è o avere un altro lavoro che sia sufficiente per vivere oppure avere una dignità affrancata dal denaro, tale da non cadere nella facile trappola. Siamo in questo secondo caso per Alawowo.

Quindi sono passato dall’altra parte: da semplice osservatore, che stava unendo i puntini di una lunga storia, a Olobokam..

Ma questa è una storia che racconto dopo.

Com’è accaduto qui sotto.

http://oriluz.blogspot.com/2019/08/o-culto-de-yezam-atravessando-fronteiras.html?m=1

Riflessione per la Vita

“Puoi parlare perfettamente lo Yorùbá e sapere tutti gli accenti e scriverlo anche. Ma se non sai come parlare con bontà e amore ai tuoi fratelli e sorelle, allora non hai imparato niente.                                                                                                                                                           Puoi memorizzare ogni Oriki e ogni ẹsẹ Odu di Ifá e sapere come “lanciare” una divinazione perfetta.
Ma se non sai come trattare le persone e come superare le loro forme distruttive e negative, sei ancora un principiante nel regno spirituale.
Puoi conoscere ogni danza e tutta la musica oltre a tutti i protocolli del tuo lignaggio.
Ma se non puoi andare per un cammino di pace e di allegria interiore questa allora è solo un’altra canzone e un’altra danza.
Puoi conoscere tutti i rituali, le cerimonie, e il modo in cui fare opere e lavori spirituali.
Ma se non puoi vivere il rito della vita e vivere le virtù degli Orisha, degli Egun e del tuo Ori, allora sei un semplice tecnico, ma certamente non un maestro spirituale.
Puoi avere titoli, i più impressionanti, avere un ile, tempio o luogo di culto per dieci mila persone.
Ma se senti il bisogno di degradare, controllare, manipolare gli altri o offenderli se sono in una posizione inferiore, sarai solo un altro ego infantile che cerca di trarre vantaggio a scapito degli altri.
Puoi stare nel culto per tutta la tua vita.
Ma se pensi che ti renda migliore o più avanzato di qualcuno spiritualmente, allora sei un pazzo, perché non potrai riconoscere che il nostro Ori è il nostro primo insegnante e sta insegnando a tutti fin dalla nascita.
Puoi essere vecchio di anni.
Ma se vivi ancora la vita come un bambino capriccioso di 10 o 15 devi ancora camminare per arrivare al sacerdozio.
Parlami di Èşù quando sei capace di fare delle scelte responsabili e dire la verità in parole e atti.
Parlami di Ògún quando sei capace di rompere le tue illusioni, affrontare le tue paure, i tuoi fallimenti e coraggiosamente evolvere per manifestare il meglio di te.
Parlami di Òsún, quando sei capace di creare armonia, gioia e abbondanza nella tua vita senza egoismo.
Parlami di Ợbàtálá, quando sei capace di seminare la pace più pura e mantenere una mente tranquilla.
Parlami di Òya, quando sei capace di stare nell’ occhio dell’uragano della vita e fluire facilmente quando i venti del cambiamento sono su di te.
Parlami di Yemojá, quando sei capace di bilanciare le tue emozioni e entrare in empatia con gli altri.
Parlami di Òrúnmìlá, quando sei capace di vedere il mondo attraverso l’occhio della saggezza ed equilibrare il giudizio con la compassione e non con aspre critiche e altre inadeguatezze.
Parlami di Şàngó, quando puoi trascendere il tuo ego e servire gli altri con compassione.
Parlami di Ìyàámi quando sei capace di onorare le donne nella tua vita e trattarle bene e abbracciare il lato femminile della tua anima.
Parlami di Egbe Ợrùn / Ibeji quando sei capace di conoscere e distribuire l’amore universale.
Parlami di Òșóòși quando sei capace di condividere il cibo con lo straniero.
Parlami di Ǫbalúwayè quando sei capace di identificare e curare le malattie del corpo e dell’anima di un tuo simile.
Parlami di Ìwá Pèlé (carattere) quando puoi realmente trattare gli altri come tu vorresti essere trattato, perché ti rendi conto che non c’è separazione tra te e me, a parte ciò che sta nelle nostre menti.
Parlami di  Ọlódùmarè quando hai la certezza che la fonte esiste e ci nutre, che siamo tutti interconnessi e che nessuno può compiere il suo destino da solo.
Se non sei ancora capace di accettare questo insegnamento, allora devi tornare nel grembo materno e provare tutto nuovamente. Èmi ni Isese.”

Fonte: https://ocandomble.com/2016/10/03/otito-fun-aye/

Ajê Salugá – Divinità della Prosperità e della Ricchezza

AJE Saluga è la sorella minore di Yemoja.
Entrambe sono le figlia predilette di Olokun. Quando l’immensità dell’acqua fu creata, Olokun divise i mari tra le sue figlie, e ognuna regnò in una regione differente dell’oceano. Ajê Salugá ottenne il potere sulle maree. Erano nove le figlie di Olokun e per questo si dice che ci sono nove Iyemojas. Dicono che Iyemoja sia la più antica e che Ajê Salugá sia la più giovane, ma in realtà entrambe sono solo sorelle.
Olokun diede alle sue figlie i mari e anche tutti i segreti che ci sono in essi.
Ma nessuna di loro conosce esattamente tutti i segreti, che solo Olokun conosce.
Ajê Salugá era una ragazza molto curiosa e sempre andava a curiosare in tutti i mari.
Quando Olokun saliva sulla terra, Ajê Salugá faceva alzare la marea e le andava dietro cavalcando le onde. Nascosta tra le onde, sotto forma di spuma brillante. Così intenso e attraente era il bagliore che a volte arrivavano molte persone a guardare.
Un giorno Olokun disse a sua figlia minore: “Ciò che darai agli altri anche tu l’avrai, sarai vista dagli altri come ti mostrerai. Questo sarà il tuo segreto, ma sappi che qualsiasi segreto è sempre pericoloso”.
Le volte successive che Ajê Salugá uscì sulle onde, a guardare travestita, le peregrinazioni di Olokun, il suo bagliore era sempre più forte, perché maggiore era il suo orgoglio, detentrice adesso com’era del segreto.
Molti uomini e donne guardavano ammirati il brillare intenso delle onde e tutti a quel bagliore divennero cechi. E così, il suo potere rendeva cechi gli uomini e le donne.
Ma quando anche lei perse la vista, capii il significato del suo segreto.
Iyemoja è sempre con lei, quando esce a passeggiare tra le onde .E’ la sorella minore di Iyemoja.

Aje è un Orisa femminile, considerata la sorella minore di Iyemoja, il suo culto è iniziato quando uno degli Itans di IFA è stato rivelato;
in questo Itan si racconta che Ifa era in una pessima situazione finanziaria, la fame e la necessità lo accompagnavano. Nel paese c’era una ragazza molto brutta che diceva di essere salita dalle profondità del mare; nessuno la voleva, nessuno la voleva accettare nella propria casa a causa della sua bruttezza, e così lei andava vagando per le strade per le vie in cerca di un posto per riposare.
Una giorno Ifa aprì la porta e incontrò la ragazza che gli chiese soggiorno e senza pensarci due volte Ifá, come sempre molto generoso, la accettò in casa e le diede quel poco che aveva da mangiare e un posto per riposare.
Durante la notte Ifa fu svegliato da quella ragazza che diceva di dover vomitare.
Ifa preoccupato gli procurò una pentola ma lei rifiutò, così gli presentò una zucca, ma la ragazza rifiutò ancora, e anche quando lui le offrì una brocca, la più grande che aveva in casa, la ragazza rifiutò e disse a Ifà che lei nella sua casa era abituata a vomitare in una stanza.
Ifa la prese e la portò nell’unica stanza che aveva la sua casa e si sorprese incredibilmente quando vide la ragazza vomitare innumerevoli pietre preziose, blu, giallo, bianco, e di tutti i tipi, senza sosta.
Passando per strada, un uomo vide la difficile situazione che Ifa stava attraversando con quella ragazza e chiese se poteva aiutarlo, e quando entrò nella stanza dove erano, rimase incantato da tutta quella ricchezza che la ragazza lasciava sul pavimento di Ifa ed esclamò: “Ah!noi non sapevamo il potere di questa ragazza, per questo la ripudiavamo, e oggi ci è stato rivelato! ” Quest’ uomo disposto a servirla le diede il nome di Aje Saluga.
Tutti vennero a conoscenza dei doni che Aje aveva dato Ifa e tutti volevano accoglierla nelle loro case.

Aje Saluga è una divinità molto rara, il suo culto è quasi estinto.
Pochi conoscono il suo culto, e chi lo conosce, il più delle volte si rifiuta di tramandarlo.
Il suo assentamento dovrebbe stare nella casa di Osaala, e non dovrebbe mai essere toccato da qualcun altro che non sia il suo proprietario. L’assentamento di Aje dovrebbe essere ricevuto, la persona non può semplicemente assentralo per se stessa. I materiali utilizzati devono essere forniti dal suo nuovo proprietario, dal momento che questi materiali hanno un costo molto elevato, di solito ci vuole molto tempo per trovare tutto. Conchiglie grandi, lumache di mare, gioielli naturali, corallo, sono i simboli di questa divinità.
Non esistono cerimonie pubbliche per lei e nemmeno feste. Le piace il riso crudo con miele e farina profumata.
Il posto dove Aje è assentata, non può essere visitato da molte persone, sembra essere molto timida.
I suoi rituali devono accompagnare quelli di Osaala. E’ molto connessa con Esu, Orunmila, Osaniyn e Orisa Ori.

Orisha che da ricchezza, non da trance, quindi non esistono Elegun di Ajê Salugã.
Ci sono piuttosto iniziati in Ajê, che sono quelli che semplicemente la cultuano e che la assentano.
Il suo elemento è la ricchezza, ed essendo figlia di Olocum, è rappresentato da tutta la ricchezza dei mari.
E’ collegata a Oxumaré, essendo anche un Orisha di ricchezza (in terra).
Come Oxumaré, alcuni credono che AJE sia metà maschile, metà femminile, ma ciò che è noto è che AJE è un Orisha femminile, dal temperamento dolce, proprietaria di aspetti essenziali dell’essere umano come: passione, ricchezza e amore. Un altro motivo per dubitare della sua sessualità è perché è rappresentata da conchiglie e buzios grandi, che sono sia maschili che femminili, ancora una volta si parla del carattere androgino di Ajê. Come maschile, AJE ha grande legame con Xango, Ossain e Exú.

Le erbe di AJE sono utilizzate per lavare i gusci e conchiglie e bisognerebbe anche farsi un bagno prima della loro manipolazione e dell’evocazione di Aje.

Le foglie: foglie d’India, peregun, foglia della fortuna, maria-senza vergogna, serralha. Si macera tutto pregando con la sassanha di vostra preferenza, ed è più consigliabile pregare con la sassanha di Oxumaré, essendo collegato alla ricchezza o quella di Yemanja che ha stretti legami con AJE.

Il cibo e le offerte per AJE: Tutti i piatti di AJE non hanno condimenti. riso, acaca, ekuru, Abara.

ebô.- offrite in forma di venerazione, una volta al mese per AJE gli ingredienti di seguito: dentro un oberó offrire obi, Orobo, ekuru e EFUN + Abère.
* = OBI via la sfortuna (estrazioni). * = Orobo attira la longevità.

Evocazione ad Ajê

“Ajê Ogugulusô
Ajê Salugã
Ajê onisô bujé
Ajè oo

“La proprietaria della casa della ricchezza del paradiso degli uomini, quando la ottieni, avrai il massimo della ricchezza”

fonte: http://candombles.blogspot.pt/2012/10/aje-salunga.html?m=1

ASSENTAMENTO DI AJE

Link: https://pt.scribd.com/mobile/doc/56692453/Aje-assentamento-de-Aje

Iroko

Secondo i Nago della tribù ìgbómìnà, Ìróko è un cacciatore per eccellenza e Ãbòyámã, sua sorella, l’essenza di una terribile strega (AJE).

Entrambi abitano gli alberi che portano i loro stessi nomi. Ogni volta che Ìróko usciva di notte, per cacciare gli animali, lasciava le carcasse già cacciate vicino all’ immensa apáòká che era in prossimità dell’ingresso della foresta. Non appena Ìrókò ripartiva e ricominciava la caccia, le Ìyá mi eléeiye si avvicinavano alle carcasse e bevevano tutto il loro sangue. Era così ogni volta che Iroko andava a caccia.

Ãbòyámã, ogni volta che Ìróko tornava dalla caccia con animali completamente senza sangue, chiedeva: “come mai porti solo animali senza sangue per nutrirci?”

Ìróko le rispondeva allo stesso modo tutti i giorni: “Questo non ti riguarda. Smetti di essere curiosa e preoccupati degli affari della casa, piuttosto che interessarti delle mie cose’.

“Questo lo dici tu. Io insisto sulla risposta ogni volta che ritorni dalla caccia.”

“L’acqua che non è da bere, lasciala scorrere.”

Davanti al tono secco del fratello, Ãbòyámã tacque, ma questa modalità stuzzicò ancora più forte in lei il desiderio di svelare questo enigma.

E così, appena Ìróko si addormentò, la sorella, fece tre piccoli fori nella borsa dove lui teneva tutti i suoi oggetti di caccia (APO-DOHO), e la riempì di cenere.

Il giorno seguente all’alba, Ìróko, senza sospettare di nulla, prese i suoi oggetti di caccia, li mise dentro la borsa e si diresse verso la foresta. Ãbòyámã, che attendeva silenziosamente questo momento, diede inizio al suo piano e di nascosto cominciò a seguire la scia lasciata dalla cenere che era nella borsa contenente l’armamentario di caccia di suo fratello.

A pochi passi dall’ingresso della foresta, Ãbòyámã notò che Ìróko aveva lasciato la sua borsa ai piedi di un albero immenso e poi si era addentrato nella foresta, impedendo in questo modo a lei di seguirlo. Ãbòyámã non si scoraggiò. Il desiderio di svelare il mistero era molto più forte. Pertanto decise di aspettare lì il ritorno di suo fratello.

Alla fine della giornata, prima dell’imbrunire Ìrókò ritornò dall’ interno della foresta portando con se gli animali cacciati. Egli li pose ai piedi dell’immenso albero propiziatorio dove aveva lasciato la borsa in cui teneva il suo armamentario per la caccia. Ore dopo, il buio avvolse tutta la foresta. Ãbòyámã, restava nascosta, in attesa del momento in cui suo fratello avrebbe tolto il sangue agli animali.

Improvvisamente, molti uccelli dalle urla terrificanti cominciarono a svolazzare sulla cima dell’albero dove erano state depositate le carcasse degli animali.   Poco dopo, Ãbòyámã sdraiata sentì uno degli uccelli dire al fratello: “Perché non sei venuto da solo, come le volte precedenti?”

Ìróko rispose: “Ma sono venuto da solo “.

“Se sei venuto da solo come dici, allora chi è quella donna nascosto dietro i cespugli?’ Chiese l’uccello.

Ìróko udendo tali parole impallidì.

Completamente disorientato, guardò verso i cespugli, ma non vide nulla. “Non so di quale donna tu stia parlando. Io non vedo nessuno dietro i cespugli” disse Ìróko guardando di nuovo nella direzione suggerita dall’ uccello.

“Mi riferisco a Ãbòyámã, tua sorella’” disse l’uccello. Proseguendo il discorso, l’uccello disse: “Lei ti ha seguito da quando hai lasciato la casa per la caccia. Vuole sapere il motivo per cui gli animali che cacci e porti a casa non hanno il sangue. Tu che ti nascosti dietro i cespugli, esci da lì immediatamente e vieni qui” continuò misteriosamente l’uccello.

Terrorizzata, Ãbòyámã uscì fuori dai cespugli. Quando Ìróko la vide, una strana forza gettò la sorella ai piedi dell’albero sacrificale.

“Perdono, Signora degli Uccelli (Iya mi eléeiye). Non sapevo che il sangue era per le signore” singhiozzò Ãbòyámã.

“Una donna indiscreta disprezza la sua famiglia. Procedendo in questo modo, lei ha dimostrato di non fidarsi di te, né di rispettarti. Dal momento che tu desideri vedere il sangue, lo vedrai in te stessa, come il flusso mestruale che non è stato eliminato dai tuoi genitali, a partire da oggi, fin quando sarai giovane, si vedrà ogni trenta lune in te stessa” commentò freddamente da Signora degli Uccelli “.

Orisha senza sangue

Qualche anno fa il mio appello a cercare di conoscere e unire tutte le persone che amano il culto degli Orisha e che potevano avere la stessa esigenza di riunirsi per poter celebrare un culto senza sangue animale.

https://wp.me/p5Vjsd-2r

Questo mia richiesta è anche testimoniata da questo articolo che scrive l’università di Genova a tal proposito.

https://www.openstarts.units.it/bitstream/10077/19917/3/VLA_18_2018_S_Faldini.pdf

Adesso a distanza di anni, mi trovo a condividere alcune recenti scoperte che vanno a fondare questa intuizione al di là di quello che potrebbe essere un semplicistico animalismo.

Innanzitutto un libro, che vi invito a leggere, specie per coloro che hanno bisogno di documentare scelte così trasformative.

Il libro
https://www.martinsfontespaulista.com.br/candomble-sem-sangue-603355.aspx/p

Poi il personaggio, mae Solange D’oxossi.
51 anni di iniziazione, ortodossa seguace del culto Candomblé Angola. Fitoterapeuta, counselor, appassionata ed energetica ricercatrice nell’ambito del potere delle ‘Foglie’.

Ora a quasi 70 anni coraggiosa pioniera che con amorevole determinazione, mette in discussione tutte le sue abitudini e tradizioni e, senza rinunciarci, capisce il momento storico che sta attraversando e quindi è pronta a cercare e ricercare ancora una volta per poter andare oltre, e traghettare il culto ancestrale all’interno di quello che è il momento planetario di oggi.

Ecco qualcosa su di lei, all’interno del culto di Yesan, culto al quale Solange ha deciso di aderire perché diventa il fondamento dell’abolizione del sangue animale. In questo culto, cubano, ma di origini bantù lei ricopre il ruolo e il nome iniziatico di Dobana Boressa.

Stiamo parlando di cose concrete. Non c’è più solo un pensiero” mi dice mae Solange. Lei si è già adoperata per creare la prima yawo senza sangue.

Il maestro: a fondamento di tutto questo, ancora una volta , Cuba con la sua cultura ci viene incontro e questo culto che è ben raccontato nel blog della Buonocuore.
http://oriluz.blogspot.com/2019/05/religiao-e-diaspora-culto-yezan-e.html?m=1

Ma vi riporto anche in estratto della conferenza in Brasile dell’anno scorso, che fece Alawowo, il maestro sommo sacerdote di Yesan, che Mae Solange identifica come fondamento dell’abolizione del sangue.

Culto di yesan

Le mie impressioni a caldo, sono molto contento di questi sviluppi. Credo che coloro che ancora hanno bisogno di dividere e non unire, in nome di una credenza o spiritualità, non accetteranno facilmente tutto questo.

Aspetto nel frattempo, continuo le mie ricerche e riflessioni.

Ashè Wà.

Ifadunnì

Okó: come faccio accadere le Cose?

Okó è l’archetipo/divinità dell’ agricoltura.

Egli risponde alla misteriosa domanda

” Ma come si fa a creare qualcosa dal nulla? “

Poco riconosciuto nel Candomblé brasiliano, ma fondamentale in tutte quelle regioni dove il rapporto con la terra e l’alimentazione sono alla base delle priorità quotidiane.
Africa e Cuba lo riconoscono come uno dei più potenti ed importanti Orisha.
Ha un doppio aspetto, un aspetto sommerso e un aspetto emerso.

L ‘aspetto sommerso è quello che lavora con la profondità della terra, fino alla terra umida, sede dell’energia dell’ Orisha Nanà Buruku.

L’aspetto emerso invece è quello che lavora con il cielo. Va in contatto con un Olodummare e Obatallà.

Dicono essere figlio di Obatallà e Yemanja. Proprio per questo avendo come papà e mamma due Orisha così assoluti , ha avuto una missione da parte di Olodummare, di trovare il segreto del seme e della semente.

Riesce a lavorare dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso.
Ha bisogno per poter essere efficace, poter compiere appieno la sua missione, della forza di Ogun.
Difatti comune è Ogun che ha aiutato a forgiare gli strumenti perché poi l’agricoltore o meglio l’archetipo dell’agricoltore possa essere efficace .

Okó rappresenta, sul piano materiale , sicuramente il grande mistero della semente. Egli e’ La grande domanda che potrebbe essere riassunta in quel proverbio popolare che ci chiede: se viene prima l’uovo o la gallina.
Difatti come fece Okó a trovare la semente per fare crescere alberi e cereali se non aveva vegetazione prima?
Questa era la domanda con la quale, nella leggenda, okó si aggirava, per l’ ayé, la terra, cercando una soluzione.

L’unica risposta che trova è che per Olodummare niente è impossibile, quindi possiamo anche trovare sementi senza alberi.

Per questo vi allego il link alla pagina YouTube.

Su di un piano più sottile, l’energia di Okó ci aiuta a lavorare sulla nostra semente interna e sulla capacità di germinare, di seminare e raccogliere i nostri frutti.

Prima il seme delle nostro idee, poi devo trovare difatti un terreno interiore fertile, per poter piantare.

Abbiamo bisogno dell’energia penetrativa di Ogun, di un aratro interiore, perché il seme deve arrivare fino alla terra “molle”, cioè alla parte più intima e contemporaneamente fertile della nostra essenza.

Ma cosa sono questi simboli?
Okó racconta in realtà come avviene il potere della creazione interiore.
Nello slancio fiducioso, riceviamo dall’universo (Olodummare) dei semi: idee, progetti, propositi, intuizioni, premonizioni, intenzioni, benedizioni, sogni. Apparentemente potrebbero anche essere davvero impossibili da realizzare. ( Piantare alberi senza avere i semi) ma nello slancio di fiducia totale niente è impossibile.

Attraverso la forza di Ogun possiamo scavare e introdurre queste percezioni fino alla nostra parte più vulnerabile dove le emozioni profonde (l’acqua di Nanà) si mischiano al seme e l’avvolgono per custodirlo.
Dopodiché sarà la pioggia di Oshumare e il sole di Olorun che ci penseranno, nel totale abbandono e fiducia.
È come se nostro è solo il momento dell’impianto, una volta ” scaricata l’idea” dobbiamo solo “zapparci” dentro e piantarla. Subito dopo affidarci alle forze più grandi, perché il seme cresca. Sempre serbando in grembo il seme del nostro progetto, che non può essere dimenticato.

In questo passaggio misterioso, di come poi l’idea diventi progetto e poi realizzazione, okó si mostra come il grande potere da venerare, per ricordare il suo nome e la sua capacità. Di fronte al mistero della creazione Okó è la guida.

Noi qui nel centro di sperimentazione e risveglio ispirato al culto degli Orisha onoriamo Okó con due cerimonie all’anno. Una nel momento della semina ( marzo/aprile e uno nel momento della raccolta. Ottobre-novembre). Siete tutti invitati.

Ashe oooo.

Ifadunni”””””

Essere “dentro” e essere “fuori” è quello che la condotta dello Ìyàwó ci chiede.

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La mia infanzia è stata segnata da un rituale che spesso ritenevo noioso, ma che, per la sua obbligatorietà, facevo senza lamentarmi: chiedere la benedizione a tutti i parenti più anziani quando arrivavo in un posto. Ero stanca di tornare da scuola o da qualsiasi luogo e mettermi raccolta davanti a casa della nonna tra una cerchia di persone che andavano dalla mia bisnonna alla sorella minore di mia madre (mia zia), e dal più vecchio al più giovane tra cui anche alcune prozie. Chiedevamo la benedizione ad uno ad uno e poi entravamo a mangiare.

So che, pur essendo giovane, le cose accadono oggi in un modo un po’ diverso. Nel corso del tempo i comportamenti cambiano a seconda delle esigenze, degli stili di vita, ecc… Le famiglie sono “più piccole”, i parenti vivono spesso lontani e il legame diventa diverso: si sta formando la famosa famiglia nucleare.

Chi è abituato a vivere in questa seconda forma, quando inizia a frequentare una casa di Candomblé presto nota la differenza, perché dovrà iniziare a fare quello che facevo io a 7 anni e questa volta in maniera più ordinata e dovendo avere l’educazione che molte volte non si esige data la spontaneità dei bambini: abbracciare, chiedere se va tutto bene, parlare di cose piacevoli. Questo con 10, 20, 30 persone a seconda del giorno e del tipo di funzione … sì, può essere molto faticoso, ma non ci si può lamentare.

Con l’iniziazione e passando per tutti i procedimenti rituali si comprende molto enfaticamente che siamo parte di una famiglia: quelle 10, 20, 30 persone sono la nostra famiglia, scegliamo e accettiamo il collegamento, accettiamo l’eternità di questo legame. Alcuni allora dicono:”Ma il legame eterno è con l’Orisha” sì, è implicito ed è esattamente perché il legame eterno è con l’ Orisha in esso sono “sottintese” tutte le persone che erano legate al luogo e alla famiglia in cui siete stati iniziati, amati Omorixá.

Un’energia non nasce dal nulla, tu sei nato in una casa di Axé, in una famiglia di Axé, e furono necessarie mani perché tutto accadesse, e tutto questo sarà contenuto nella tua storia con il tuo Orisha.

Proprio come l’Orisha sa da dove proviene quel sacrificio che sta ricevendo, lui sa anche chi ha preso parte al grande momento della consacrazione di suo figlio/figlia a lui. Stiamo parlando di energia che si materializza, ed è presente ovunque. Cerchiamo di non essere così ingenui da pensare gli Orisha così limitati come siamo noi…

Per via dell’appartenenza, dell’educazione, della famiglia di cui facciamo parte, ci viene richiesta una certa attitudine, rispetto, buon comportamento.

Da oggi in poi rappresento me, il cammino di Ori, il mio Orisha, rappresento la mia discendenza. Qualcuno può considerare questo come un peso oppure ci si rende conto di quanto questo può portare benefici nella vita in ambiti al di fuori del contesto religioso.

Ad alcune persone piace separare le due cose: “nel barracao mi devo comportare in tal modo, fuori di esso, si salvi chi può”. Questo mi confonde.

Ci rendiamo conto che davvero abbiamo interiorizzato un’esperienza di apprendimento quando la usiamo dove non avremmo mai immaginato.

Per esempio: mi piace criticare. A volte le critiche possono essere bene accolte in determinate situazioni, ma prima di sparlare posso pensare a ciò che mi sta dando: “questo mi fa bene? Migliorerà l’ambiente in qualche modo o creerà solo altre tensioni? Questo è davvero di mia competenza?” Quando il sangue riscalda gli “occhi” (si legga il giudizio) di solito ci accieca, ma ci sono sempre quei 5 secondi per poter ponderare le cose.

In Yoruba le parole casa, terra e pianeta Terra provengono da parole incredibilmente simili: Ilé, Ilè (con un punto sotto la e) e Ilé Ayé. Si noti che è solamente il suono delle vocali che cambia il significato tra loro. Mentre le parole portoghesi suonano così diverse, in Yoruba è tutto molto simile. Questo non è una coincidenza. Se è tutto così simile è perché la nostra condotta dovrebbe essere simile nei diversi ambienti.

Che cosa vogliamo di buono per la nostra casa, per la terra che calpestiamo, per il pianeta che abitiamo? Credo che non vogliamo cose tanto differenti per ognuno: vogliamo un minimo di armonia, che il dolore non esista, che la fertilità sia presente…e quindi, che cosa significa essere Ìyàwó?

Io risponderei: vivere questi tre “mondi”, come l’unico mondo che in realtà è.

Non siamo Ìyàwós nel barracao, siamo Ìyàwós nel mondo.

Egbon Dayane Oyakol

 

Ofó – il Potere della Parola

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Ofó  è una parola di origine Yoruba (ofò), che definisce l’incantamento attraverso la parola, e può essere espresso in versi o cantighe. Si tratta di un dono che nasce con noi, ma è amplificato nell’iniziazione da una serie di atti realizzati in segreto e questo potere aumenta anche in base al proprio impegno e rispetto per l’Orisha.

Utilizza l’ofò per augurare grazia al prossimo, per chiedere la salute e intercedere in un momento di grande difficoltà, non gettare questo dono divino al vento in bugie o per sciocchezze di tutti i giorni.

L’ Axé è qualcosa di prezioso e deve essere usato con cautela, o nell’invocare lo spirituale per risolvere bugie e sciocchezze verrà un tempo che sarai screditato e le tue parole non avranno alcun valore ne per gli uomini e ne per gli dei.

Gli Ofós sono anche le preghiere per Òsányìn con l’intenzione di richiamare l’asè contenuto nelle foglie e questo rituale può  essere cantato in diversi momenti del culto degli Orisha.

Questo rituale ha una sequenza, e ogni foglia ha il suo Ofó cantato e relazionato all’Orisha corrispondente.

A volte, non tutte le foglie cantate sono presenti nel momento del rituale, ma il fatto di pregarle rende le loro sostitute ugualmente efficaci. L’ uso magico delle foglie nella religione yoruba è sempre accompagnato da espressioni di incanto che risvegliano l’ase delle foglie utilizzate. La parola parlata che si crede in possesso di forza magica o in grado di produrre effetti magici; questi incantamenti sono chiamati ofó.

L’ Ofó è un aspetto orale della magia africana.

Gli Ofó vengono utilizzati in sfere, quasi uno per ogni buona attività, uno per la protezione contro le forze del male o anche per raggiungere il successo, sulla base di criteri funzionali.

OFÓ – Forza della Parola:

Oríkì (Yoruba, orí = testa, kì = saluto) sono versi, frasi o poesie che si formano per salutare l’ Orisha.

Se con un oríkì non si consegue l’effetto desiderato, a volte è necessario aumentare il livello di Àse chiamando l’Orisha con un nome di lode. I nomi di Lode, Elogio,  sono chiamati asé ofó in Yoruba, che significa “parole di potere”.

Ricerca: Babá Diego D’Odé e Axé Odára.

Il vero custode deve avere Ofó, deve masticare ataré e obí, deve avere il dono dell’invocazione del bene per il bene, mai per il male, deve chiamare nell’anima il buon ebó, deve avere l’alito divino della conoscenza e applicarlo, l’intuizione è la base della sua eredità, dei suoi ancestri e delle sue divinità.

Bàbá Fernando D’Osogiyan

Fonte: ofo-o-poder-da-palavra